Como: «Dobbiamo salvare
i tigli del lungolago»

IL’agronomo Vavassori: «Qualcuno ha forse deciso di non curarli più per poi giustificare l’abbattimento?» «Possiamo ancora evitarne la morte, ma bisogna intervenire subito». E il tema finisce in commissione Paesaggio

«I tigli del lungolago stanno morendo, vittime invisibili dell’attuale progetto delle paratie che li ha abbandonati all’incuria. La soluzione non è però l’abbattimento, come qualcuno si auspica, ma un immediato piano di manutenzione».

La denuncia arriva da Angelo Vavassori che allerta sul rischio reale che sia abbattuto l’iconico viale di alberi del lungolago della città, circa 20 esemplari storici e vincolati come beni paesaggistici e monumentali dalla Sovrintendenza.

Vavassori parla come agronomo e paesaggista, ma anche in qualità di attuale componente della Commissione Paesaggio del Comune. Il punto è uno solo: scongiurare che queste alberature siano rimosse perché non contemplate nell’intervento in corso di restyling del lungolago.

Cambia il contesto

«L’allarme - dice Vavassori - è alto, perché alcuni tigli iniziano già a presentare segni di appassimento. Non vorrei si facesse il solito gioco di dimenticarsi della loro salute finché sarà troppo tardi per poi giustificarne l’abbattimento». Per l’agronomo le cause della progressiva decadenza dei tigli vanno rintracciate nella carenza idrica e nutrizionale che quotidianamente vivono: «In conseguenza dei lavori per la costruzione delle paratie, il riempimento con inerti terrosi e ciottoli di una consistente parte della riva, nonché la costruzione di ulteriori murature impermeabili di contenimento e sostegno di questa stanno privando gli alberi del loro ordinario approvvigionamento idrico. La muratura spondale precedente più permeabile, con pareti che consentivano il passaggio dell’acqua, non ha mai privato gli alberi della normale dotazione idrica radicale. Oggi le cose sono cambiate drasticamente; le condizioni di sviluppo radicale sono mutate, il suolo è arido, compattato e disidratato. La conseguenza è la perdita degli alberi».

E poi l’accusa: «I sintomi di diagnosi di criticità vegetative sono palesi da molto tempo, ma non c’è stato alcun intervento. Si può fare ancora qualcosa, non sono ancora persi completamente, ma bisogna intervenire immediatamente in modo concreto e drastico. Si può e si deve intervenire, evitando discussioni sulla competenza tra Comune, Regione e appaltatori del cantiere».

L’appello

Nel 2010 l’agronomo presentò in sede di conferenza dei servizi delle osservazioni per iscritto al progetto delle paratie, proprio riguardo al futuro di questo filare; osservazioni che sono agli atti della Commissione Paesaggio e che «descrivono nei minimi dettagli i fatti che si stanno verificando oggi». Previsioni dettate «da semplici competenze applicate all’analisi del progetto con manifeste carenze della situazione del viale alberato e mancanza di ogni considerazione verso i soliti e poveri alberi invisibili, anche allora».

Il paesaggio verde è fatto di “viventi” che manifestano sintomi e indicatori di vita che si devono saper leggere: «Ci si accorge di loro - conclude Vavassori - quando non ci sono più e quando ci diranno che non si potranno rimettere perché mancano le condizioni, ovvero manca lo spazio dove posizionare le radici. Quanto ne resterà di spazio dopo i lavori per le paratie per ripristinare il filare alberato o meglio il doppio filare come previsto da vincolo paesaggistico? Probabilmente al progetto mancava davvero qualcosa: gli alberi».

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