Coronavirus, basta “bufale”
«Adesso facciamo chiarezza»

Nell’inserto Salute&Benessere intervista al primario di Malattie infettive dell’ospedale di Varese, Antonio Piero Grossi, per spiegare quanto è davvero pericoloso il virus e come bisogna comportarsi. Senza dimenticare che in questi giorni c’è ancora la “normale” influenza

Coronavirus, ormai si è scatenato il panico. Ma quanto è seria la situazione? Rischiamo davvero una pandemia? Abbiamo chiesti di chiarire i dubbi ad Antonio Paolo Grossi, primario del reparto malattie infettive dell’ospedale di Circolo di Varese e professore dell’Università dell’Insubria.

Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime ore?

Non sono un indovino, ma è verosimile che si verificheranno altri casi, altri contagi. È difficile calcolare l’esatta diffusione, previsioni simili sono fatte per essere smentite. Tutto dipende dagli spostamenti, dai contatti che hanno avuto e avranno le persone infette. Pare che anche i casi riscontrati in Veneto abbiano un collegamento diretto con il primo focolaio italiano di Codogno, con la prima area circoscritta.

Su Milano gravita gran parte del Lodigiano anche solo per ragioni di lavoro e dunque è lecito immaginare altri contatti.

Calerà la curva dei contagi?

È possibile, lo spero, il tempo d’incubazione dura al massimo due settimane, ma ripeto il contagio può alimentarsi ancora se ci sono movimenti e scambi con i soggetti malati. È infatti in corso l’isolamento anche con l’impiego delle forze dell’ordine dei paesi più colpiti. Se poi l’epidemia divamperà o si spegnerà nel medio periodo lo vedremo sulla base anche della responsabilità dei singoli individui e delle misure messe in campo a livello nazionale e globale.

Le misure messe in campo sono giuste?

Sì, mi sembra che il Ministero della Salute e le Regioni abbiano usato gli unici strumenti possibili per evitare che i portatori del virus abbiano contatti tali da allargare il cerchio del Coronavirus.

Verremo tutti isolati?

Isolare Milano, per fare un esempio, sarebbe problematico.

Isolate Milano, per fare un esempio può essere problematico. Può darsi che nei prossimi giorni verranno adottate delle misure ancor più restrittive per un breve arco di tempo. Ma sono provvedimenti da valutare anche in funzione dell’evoluzione del fenomeno che deve essere monitorato continuativamente e con grande attenzione.

È

sensato chiudere i pub alle 18?

Se si vuole si può anche essere più drastici.

Questa mi pare una decisione ragionevole e di compromesso. Le attuali regole lasciano certo delle falle, dei buchi, ma l’alternativa è chiudere tutto, cosa che sarebbe assai poco gradito alle famiglie, ai commercianti, alle esigenze della vita sociale ed economica. Direi inoltre che l’entità attuale del Coronavirus non giustifica scelte draconiane.

In effetti i morti sono pochi.

Non bisogna mai essere cinici perché ogni singola vita ha un valore immenso. Però sì, i decessi sono davvero pochi. Èun fatto. Ricordare che l’influenza normale fa 200 morti al giorno nei momenti più difficili non è un errore. Per il Coronavus stiamo parlando del nulla.

Ma allora è una montatura, stiamo esagerando?

Per certi versi no, perché comunque mai nessuno prima d’ora era stato a contatto con questo virus e dunque nessuno ne è immune. Tanto più se non ci sono farmaci e terapie. E’ una malattia che per alcune dinamiche è sconosciuta, il Coronavrus si è evoluto, si è trasformato e noi non abbiamo anticorpi pronti. Il nostro organismo ha buone armi per reagire se di fianco a noi c’è una persona con l’influenza. Ma se rimane a stretto contatto con un paziente che ha questo nuovo virus non avendo agenti difensivi allora può ammalarsi in maniera molto semplice. Anche per questo il contagio è veloce. La diffusione crea importanti problemi anche se la mortalità è risibile.

Addirittura risibile? Ma non era al 2,3%?

Non è propriamente esatto. Il tasso di letalità, dunque il rapporto tra i casi diagnosticati e i casi deceduti, è pari a circa 3,1% in Cina. Quindi 97 cinesi malati su cento guariscono senza problemi. Compresi gli abitanti della regione ormai famosa chiamata Wuhan. Nel mondo lo stesso tasso è pari all’1%. Qui da noi il calcolo scende allo 0,9%. Perciò il 99 e più dei nostri concittadini malati torna in forma. Siamo allo zero virgola. Statisticamente è poco più dell’influenza normale. Non è un fulmine insomma.

Siamo alla psicosi?

Diciamo che nell’ultima settimana siamo vicini all’impazzimento. Questo non vuol dire prendere sottogamba il contagio e non proteggere soprattutto la popolazione fragile da un virus mai visto prima.

Il virogolo Roberto Burioni sostiene che il Coronavirus è stato sottostimato...

Non condivido le posizioni di alcuni colleghi e non amo la polemica. Certo lui è un personaggio social molto mediatico e i media e la rete spesso si rendono complici e cavalcano il panico.

Gli altri esperti sono del suo stesso parere?

Penso che il mondo scientifico reputi le contromisure fino ad oggi adottate di buon senso. L’auspicio è che possano frenare il contagio affinché gli effetti del Coronavirus scemino nelle prossime settimane. Il terrore generalizzato di sicuro non serve.

Ha visto com’è la situazione al supermercato?

Mia figlia è appena tornata con le mani vuote, gli scaffali erano deserti.È pura follia. Non capisco.

Perché le persone reagiscono così?

Per me è allucinante, a tratti sconcertante. Ma questa domanda bisogna farla ad un sociologo o ad un filosofo.

Un’epidemia ingigantita?

Quel che voglio sottolineare è che il tasso di sopravvivenza è vicino alla totalità. Solo una quota molto minoritaria di casi è deceduta e si è sempre trattato di soggetti anziani o comunque che avevano già patologie importanti e croniche.

Sì, però sono morte...

Sono morti con il Coronavirus, non è detto che siano morti per il Coronavirus.È ben diverso.

L’arrivo del caldo primaverile spazzerà via il contagio?

Sicuramente il sole aiuterà. Con le basse temperature il virus si trova più a suo agio ed il contagio è più agevole. Ma non è scontato, le variabili sono molte. Ricordo che in passato anche l’influenza suina pur avendo dato conseguenze di poco conto era andata avanti fin quasi all’estate.

Siamo a fine febbraio, c’è ancora la normale influenza?

Abbiamo da poco superato il picco. Ma sicuramente ci sono ancora centinaia di persone a casa a letto con la febbre e la tosse per delle infezioni batteriche o virali comunissime e più che conosciute, che non hanno nulla a che vedere con il Coronavirus. Eppure l’eco del Coronavirus in questi giorni ha messo tutti in allarme, ha creato paura. Così tutto finisce per complicarsi. Curare una psicosi è un lavoro molto più gravoso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA