Coronavirus: i “ladri”  che rubano i giornali sul web
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Coronavirus: i “ladri”

che rubano i giornali sul web

Denuncia della Fieg e inchiesta di “Repubblica”: fenomeno esploso con il lockdown che causa per le aziende editoriali un mancato introito di 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’ anno. E danneggia tutti i lettori onesti

Un fenomeno illegale - simile a quello che avviene con il calcio, la musica e la cultura - che però anche grazie alla sfacciata complicità dei “giganti del web” - i primi a trarne vantaggio - in questi giorni è definitivamente sfuggito dal controllo dello Stato in un momento in cui la necessità dei cittadini di essere informati correttamente è alta come mai.

La Fieg, ha inviato all’ Agcom, l’ Autorità garante per le comunicazioni, una nota in cui chiede la chiusura, anche temporanea, di Telegram o quanto meno dei suoi canali dedicati, l’applicazione più utilizzata per la pirateria che però viaggia in mille rivoli virtuali. Il caso è arrivato anche sulla scrivania del sottosegretario all’ Editoria, Andrea Martella. Che ha sollecitato un intervento immediato. Intervento che però, a detta della stessa Autorità, è difficile possa arrivare. «Fino a oggi - ha scritto il presidente dell’ Autorità della garanzia nelle comunicazioni, Angelo Cardani - tutte le segnalazioni inviate alle società che gestiscono i servizi di messaggistica tramite App (Telegram, WhatsApp, Viber) si sono rivelate fallimentari».

Una resa totale e senza condizioni di fronte a un fenomeno che è dunque libero di crescere e continuare a erodere mercato e libertà individuali, scrive “Repubblica” che nei mesi scorsi aveva documentato che in Italia non meno di 500mila persone da anni ricevono, attraverso canali Telegram o chat WhatsApp i giornali italiani in pdf. Ogni mattina. Gratis. Su questo si era mossa anche la Guardia di finanza che aveva provveduto a denunciare chi aveva inoltrato le copie pirata dei giornali.

Recentemente “Repubblica” denuncia di aver avuto modo di vedere delle chat in cui a usufruire dei servizi illegali sono anche deputati e senatori della maggioranza di governo.

In questi giorni di isolamento domestico, nonostante le offerte promozionali messe in atto da alcune testate tra cui La Provincia e La Provincia di Lecco, i numeri sono esplosi. Quasi raddoppiati, secondo i dati della Fieg, sui soli canali Telegram, «siamo passati dai 395.829 iscritti dell’ 8 gennaio 2020 ai 574.104 del primo aprile 2020». I finanzieri dicono che almeno lo stesso numero li riceve su WhatsApp attraverso chat dedicate. «La stima delle perdite subite dalle imprese editoriali è allarmante - scrive la Fieg - In una ipotesi altamente conservativa, si parla di 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’ anno. Dati che dovrebbero indurre l’ Autorità di garanzia del settore a intervenire, senza ulteriori indugi, con fermezza, con provvedimenti anche esemplari». Con parametri meno conservativi la stima arriva a un miliardo e 175 milioni su base annua.

f.angelini@laprovincia.it
Francesco Angelini Capo redattore centrale

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