Parole d’odio?  «Diciamo basta»
Nello Scavo, cronista di Avvenire, sul palco del San Teodoro (Foto by fotoservizio andrea butti)

Parole d’odio?

«Diciamo basta»

Teatro San Teodoro gremito per la serata di Diogene e Csv. Testimonianze intense per difendersi dal male diffuso non solo in rete

«Le parole fanno più male delle botte». Carolina, 14 anni appena, che amava le sue amiche, il cielo stellato e le valli innevate, l’ha scritto in una lettera, nel 2013, poi si è lasciata cadere da una finestra, spinta giù dalla vergogna e dall’odio riversato su di lei in rete. Le parole possono uccidere davvero, ma possono anche aiutare a guarire, a crescere e a sentirsi meno soli e indifesi di fronte a una comunicazione sempre più pervasiva, ostile, violenta. Questi due volti del linguaggio, e quindi del mondo che ci circonda, li ha raccontati la serata “Le parole dell’odio”, che giovedì sera al Teatro San Teodoro ha portato tanta gente da faticare a contenerla tutta. Associazioni, insegnanti, famiglie, i ragazzi degli oratori canturini. Iniziativa organizzata da Diogene, il settimanale delle buone notizie e del volontariato in edicola ogni martedì con La Provincia.

«Un mondo che è sempre esistito e nessuno ha mai raccontato, ricchissimo di prove, sfide e sofferenze e passione», ha spiegato con orgoglio il direttore Diego Minonzio , aprendo la serata sul palco con il presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia Alessandro Galimberti , il coordinatore di Diogene Paolo Moretti e il presidente del Csv Luigi Colzani . Fanno male come uno schiaffo, al pubblico attento, le parole di Paolo Picchio , papà di Carolina, spinta al suicidio dagli hater.

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