Tutti al mercato, poi il deserto
Ancora troppi i comaschi in giro

Troppi comaschi ieri in città nel corso della mattinata - La situazione è poi migliorata nel pomeriggio, ma per combattere il virus serve uno sforzo maggiore. Il Comune rilancia l’appello: «State a casa»

Como

Uno pensa che il buongiorno si veda dal mattino, ma non è mica sempre vero. Per dire. Ieri, tra le 7 e le 9, nel primo giorno del “lockdown” totale, in un orario in cui in genere ci si muove in auto più lentamente che con la statua del santo in groppa giù al paesello, in giro per Como non c’era nessuno. Nessuno. Post apocalisse.

Poi, lentamente, come se tutti fossimo rimasti fino a quel momento alla finestra per capire l’aria che tira salvo decidere che deve essere buona, il centro città si è rianimato. Auto, moto, motorini, gente a spasso. Per carità non un giorno come gli altri - basti sapere che in viale Varese si trovava ancora qualche posteggio - ma pur sempre vivo, o incosciente, a seconda dei punti di vista.

Incosciente (prima che per fortuna, nel pomeriggio, tornasse il quasi deserto) è sembrata senz’altro l’iniziativa di mantenere aperto il mercato delle bancarelle. Anche qui: non la ressa dei giorni “normali”, ma di pensionati a zonzo con la sporta a rotelle e il naso disteso sulle merci esposte - e senza mascherina - se ne sono contati a centinaia. Le abitudini sono dure a morire, più di quanto non lo saremo noi se non capiremo. Un conto - almeno fino a una decina di giorni fa - era tentare, in assenza di contagi, di muoversi normalmente, o quasi, per posticipare il più possibile il tracollo economico che è già qua, uno illudersi che il virus scelga comunque gli altri, e così fermarsi al bar, “ciciarare” con il vicino, passeggiare per il mercato. Non era il caso di sospenderlo?

Dal Comune fanno sapere, sia pure informalmente, che sì, certo, forse sarebbe stato meglio, ma anche che non si tratta più di scelte del tutto dipendenti da Palazzo Cernezzi.

Comanda la Regione Lombardia e, nei giorni scorsi, il governatore, rivolgendosi ai sindaci, era stato chiaro: vietate ordinanze “arlecchino”, iniziative estemporanee delle singole amministrazione. Chiudiamo i bar? Benissimo, ma li chiudiamo tutti e dappertutto, non che a Gorgonzola sì e a Gravedona no.

E comunque l’eccessivo affollamento del centro città nelle ore del mattino non dev’essere sfuggito neppure all’amministrazione, che nel primo pomeriggio ha subito rilanciato l’appello a restare in casa e a uscirne «solo per lavoro o per necessità improrogabili portando con sé l’autodichiarazione quale che sia la destinazione». Nel pomeriggio la convalle è tornata a svuotarsi. Pochissima gente in giro, parecchie forze dell’ordine. Vedremo oggi, all’alba di un nuovo giorno di questa immane emergenza nazionale.

Sulla questione mercato e bancarelle, ieri è intervenuto anche il presidente di Confesercenti Claudio Casartelli. «Fin quando non si uscirà dall’emergenza sanitaria dettata dalla diffusione del Coronavirus è giusto chiudere i mercati mercerie di Como e provincia, lasciando operativi solo i banchi che vendono genere alimentari (...). Ci aspettiamo a questo punto due cose: la prima che l’ordinanza di chiusura comprenda anche i centri commerciali affinché la salute sia tutelata a 360 gradi e non si crei un insano vantaggio per loro dalla chiusura dei mercati; la seconda che il Governo disponga una moratoria di tutti gli adempimenti fiscali, perché possiamo anche fermarci per tutelare la salute dei cittadini, ma senza far fronte a tasse e costi fissi che finirebbero con l’ammazzare le nostre imprese. Superata tutti insieme l’emergenza, ripartiremo più forti che mai».

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