Accordo sui frontalieri. Grande incertezza (dopo giugno) sullo smart working

Italia-Svizzera Intesa politica solo fino al 30 giugno, per i mesi successivi la questione per ora è irrisolta. Indennità di confine: si parte con un fondo di 1,6 milioni

Non sarà solo un passaggio formale il ritorno al Senato dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. E questo perché soprattutto sulla proroga del telelavoro per i frontalieri, in scadenza il prossimo 30 giugno, il Governo dovrà dare un segnale forte, fermo restando che per rimettere sui giusti binari il provvedimento servirà poi un nuovo accordo amichevole con la Svizzera.

Non contempo dovrà essere meglio perimetrata l’indennità “di confine”, perno delle iniziative per evitare l’esodo continuo di lavoratori verso l’altro lato della frontiera, certificato anche dall’Ufficio federale di Statistica. Ma è sul telelavoro che si (ri)gioca la partita più importante, tanto che ad oggi non si sa quando verrà calendarizzato l’ultimo fondamentale via libera all’intesa destinata a pensionare il granitico accordo del ’74.

Al momento l’accordo sul telelavoro è circoscritto al 30 giugno, dopo che le forze di maggioranza e opposizione hanno fatto quadrato soprattutto sull’aspetto legato al 40% del tempo di lavoro, su cui il Governo votando un ordine del giorno ha inizialmente nicchiato. In buona sostanza, il lavoro dei parlamentari del territorio ha dato copertura politica, giuridica ed economica alla parte che riguarda il telelavoro dei frontalieri sino al 30 giugno, ma ad oggi non vi sono certezze su ciò che accadrà nei mesi a venire. Prova ne sia che la capogruppo (comasca) alla Camera del Partito Democratico, ha così commentato questo passaggio di fondamentale importanza del nuovo accordo fiscale: «Pur salutando con favore il passaggio di ratifica abbiamo dovuto prendere atto della contrarietà del Governo Meloni alla proposta avanzata con un nostro emendamento sulla disciplina del telelavoro. Quanto previsto dalla ratifica infatti andrà a sanare una situazione pregressa priva di una normativa puntuale, ma solo fino al 30 giugno prossimo. Si corregge cioè il vuoto normativo da febbraio a giugno, ma lascia ancora una volta inalterata e quindi irrisolta la questione della regolamentazione del lavoro da remoto dei frontalieri per i mesi a venire». La parola passa ora al Senato.

Nessun precedente

Dai banchi della maggioranza per contro, il deputato della Lega, Stefano Candiani ha cercato di fare chiarezza su un altro passaggio rilevante, quello della necessità di normare in ogni suo dettaglio «un provvedimento che non è mai esistito nell’ordinamento italiano, vale a dire l’istituzione di un fondo che va a beneficio dei lavoratori italiani che restano a lavorare al di qua del confine così da limare la differenza tra il salario svizzero e quello italiano. Si tratta di una novità che con il senatore Massimo Garavaglia abbiamo inserito in questa Legge, all’articolo 11».

La novità emersa alla Camera è che il fondo avrà una dotazione iniziale di 1 milione 600 mila euro e che tra dieci anni avrà una dotazione di 100 milioni di euro e così tra 20 anni una dotazione da 200 milioni di euro. “Questi sono fondi che entreranno direttamente nelle buste paga dei nostri lavoratori delle zone di confine - la chiosa finale di Stefano Candiani -. Il percorso non è ancora finito, perché negli ordini del giorno abbiamo inserito interventi a favore anche delle attività di confine». Argomento questo che potrebbe finire sotto la lente del nuovo dibattito parlamentare al Senato.

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