Cinque stelle: il potere logora chi ce l’ha

Cinque stelle: il potere logora chi ce l’ha

Quando uno se ne esce con “serve discontinuità nell’azione di governo”, capisci che è il momento di tirar fuori le carte da briscola e ordinare mezzo litro, ma di quello buono eh. Se poi il pompiere è il capo dei furono incendiari Cinque Stelle, allora ti immagini Aldo Moro che da lassù si lascia scappare un sorrisetto. Dai che tra un po’ arriveranno anche alle “convergenze parallele” e al “governo della non sfiducia”. Peccato che questi, gli eroi del Movimento Cinque Stelle sarebbero gli stessi che dopo essersi fatti largo nell’elettorato a colpi di “vaffa”, aver annunciato la sconfitta della povertà (poi peraltro l’autore della sortita se n’è andato) e l’intenzione di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno siano trascolorati in una pattuglia di tengo famiglia e soprattutto tengo poltrona. Alti ideali per cui vale la pena di rimandare per l’ennesima volta la rivoluzione che tanto minaccia pioggia. Il bello è che, almeno stando ai sondaggi, c’è ancora chi pensa di votarli i pentastellati, molto meno di prima, ma comunque al mercato elettorale valgono ancora circa l’11 per cento.

Curiosa la storia di questi pifferi da montagna del terzo millennio. Erano contro i partiti e si sono tirati dentro tutte le stimmate della partitocrazia: le correnti, l’autoreferenzialità, l’occupazione tenace del potere e delle poltrone. Da lì, dai loro posti di ministri, vice ministri, sottosegretari e parlamentari semplici sono lì a dire a Draghi “a coso, dacce la discontinuità”. Magari non tutti, va detto. Perché altrimenti ci sarebbe da chiedersi a cosa sia servita la scissione di Giggino Di Maio, magari per distinguere tra “draghiani tout court” e “governisti un tanto al chilo”? Qualcuno insomma dice che da questo esecutivo che strizza di continuo l’occhio ai poteri forti sarebbe ora di uscire. Su tutti Di Battista che però ormai è una sorta di icona di se stesso, un Che Gueavara rimasto in sedicesimi. Che bravo il “Dibba” dicono tutti per poi chiosare con un ciao “Dibba”, mandace una cartolina che noi stiamo qui belli comodi sui nostri scranni.

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