Odiare i “ricchi”  è tornato di moda

Odiare i “ricchi”

è tornato di moda

In uno dei suoi memorabili aforismi, Margaret Thatcher, gigante della politica della seconda metà del Novecento, ha scolpito nella pietra una verità profondissima: oggi nessuno si ricorderebbe del buon samaritano se il buon samaritano avesse avuto solo buoni proponimenti, il buon samaritano aveva anche i soldi.

I soldi. Il guadagno. La ricchezza. Con la ferocia intellettuale figlia del suo mondo e della sua cultura, la grande statista, nel pieno degli anni Ottanta, ha buttato sul tavolo uno degli argomenti più tabù, più indicibili, più intollerabili per il conformismo perbenista del sinistrume anni Settanta. E cioè la contestazione della natura immonda del denaro, il suo essere male in sé, il suo essere figlio del demonio, sterco del diavolo, eredità culturale, in verità, non solo della sinistra più occhiuta, ma anche di tanta parte della sensibilità cattolica. La Thatcher invece, che come tutti i veri leader era destinata ad essere assolutamente divisiva e, quindi, a essere osannata o maledetta, aveva laicizzato la questione, individuando nella ricerca della ricchezza, o comunque del benessere, uno dei motori pulsanti della società. Un motore benefico, perché avrebbe poi riverberato i suoi effetti positivi anche su quelli che erano rimasti indietro. Il buon samaritano, appunto. Si può non essere d’accordo, naturalmente, ma che coraggio, che visione, che premier…

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