“Umanesimo lariano”
La rinascita possibile

Chi non sente, almeno un po’, il bisogno di un nuovo Rinascimento (della cultura e delle arti) e anche di un nuovo Risorgimento (della civiltà e della libertà)? All’emergenza scatenata dal Covid-19 si può rispondere in due modi: o portando alle estreme conseguenza il consumismo sfrenato, cui troppi di noi hanno dedicato troppo tempo, energie e risorse negli ultimi quarant’anni, oppure rivedendo le priorità, cercando nuovi modi e creando nuovi modelli di vita. La prima strada è destinata a fallire, se non altro a causa della congiuntura negativa - ovviamente, tranne per i pochi “eletti” che riescono sempre a guadagnare dalle crisi collettive -, la seconda ha qualche possibilità di riuscita. Dipende da noi, dalla nostra capacità di imparare dal passato e di immaginare il futuro. Soprattutto, di trasformare i sogni in realtà.

In questo contesto, “Umanesimo lariano” - in edicola da domani fino al 25 gennaio con “La Provincia” di Como e di Lecco a 3,50 euro più il prezzo del giornale - può essere considerato (dai consumisti irriducibili) solo un libretto (conta quaranta pagine), oppure lo spunto per accelerare il ripensamento di noi individui e, soprattutto, noi comunità.

“Come il passato può ispirare il presente” è il sottotitolo programmatico del volumetto, artefici Fondazione Volta e il suo presidente Luca Levrini. Alla fine di un anno che si era aperto, lo scorso 17 gennaio, con due incontri, promossi proprio da Fondazione Volta a Villa del Grumello, in cui decine di operatori della cultura, degli enti locali e anche del turismo si erano finalmente ritrovati per avviare in rete due progetti di ampio respiro come il Parco Letterario “Da Plinio a Volta” e il Bimillenario Pliniano... dopo che tutto è rimasto sospeso nel limbo della pandemia, con la cultura ritornata drammaticamente all’ultimo posto nelle agende della politica e il turismo strangolato dal lockdown... ecco, ora questa iniziativa editoriale arriva come una piccola ma significativa fiammella di speranza.

Questo complicato 2020 non è passato invano, nemmeno sul fronte culturale in cui i teatri e i cinema chiusi sono sola la punta più visibile di un iceberg che si sta sciogliendo sotto acque plumbee: i più lungimiranti hanno colto l’occasione per rafforzare le basi e (r)innovare le idee e gli strumenti per realizzarle. Sul nostro territorio di rafforzare le fondamenta, quando si parla di cultura, ce n’è bisogno come e più che altrove. Siamo le città (Como e Lecco) in cui hanno seminato fondamenti della cultura mondiale i personaggi messi in fila in “Umanesimo lariano” (Plinio il Vecchio, i Magistri Cumacini, Paolo Giovio, Alessandro Volta, Alessandro Manzoni e Antonio Sant’Elia), ma siamo anche due capoluoghi che sul fronte culturale (e non solo) fino allo scorso anno, quando si sono riunificate le Camere di Commercio, hanno frammentato risorse e unità di visione, che è poi quella con cui ci vedono dal resto del mondo: due rami dello stesso lago di Como. Senza dimenticare che proprio Como, già prima della pandemia, aveva dovuto chiudere tutti gli spazi culturali, tranne la Pinacoteca, per non averli sufficientemente curati e adeguati alle normative sulla sicurezza negli anni precedenti.

Ora le imprese di questi uomini del passato, ottimamente riassunte nel libricino da alcuni tra i massimi esperti delle loto vite ed opere (rispettivamente Massimiliano Mondelli, Alberto Rovi, Bruno Fasola, Bruno Magatti, Franco Minonzio e Alberto Longatti), possono davvero accendere una scintilla nel percorso di rinascita cui siamo chiamati dalle circostanze vissute in questo 2020. La riuscita dipende dalla nostra umiltà nell’avvicinarci alla (ri)scoperta di questo patrimonio culturale ed ideale e alla creatività con cui sapremo reinterpretarlo, adeguando il genius loci ai tempi. Se è concesso un moto di ottimismo, almeno della volontà, mentre tanti si disperano per la chiusura delle piste da sci, c’è un precedente che fa ben sperare. Era dicembre anche nel 1847, quando dai torchi della Tipografia Elvetica di Capolago usciva il libretto, anche quello esile nel formato ma denso nel contenuto, “Notizie biografiche degli illustri Comaschi la cui effigie fu collocata nella grande aula del palazzo municipale in Como”: il podestà Perti aveva fatto dipingere nella sala consiliare i ritratti di venti imprescindibili concittadini e il vice segretario comunale Luigi Dottesio scrisse e stampò il pamphlet con le loro biografie. Così si legge nel testo di apertura, dedicato, come in “Umanesimo lariano”, a Plinio il Vecchio: «I nostri padri gli eressero una statua in luogo sacro: sarebbe degno […] della gentilezza dei presenti costumi crescer lustro alla patria nostra con un’opera che […] congiungesse l’età di quei due nostri grandissimi, Plinio e Volta». Tre mesi dopo, nel marzo 1848, si sarebbe “dato il la” a un’opera immateriale di enorme impatto culturale e sociale: l’unificazione dell’Italia, che a livello locale vide proprio Dottesio e Perti tra i protagonisti.

Oggi pure siamo chiamati a realizzare qualcosa che non sia solo un monumento, bensì un modo più consapevole di vivere le nostre vite e i luoghi che ci sono stati dati in dono. Allora il libretto fu donato ai consiglieri comunali, perché giustamente pareva impensabile che si potesse pretendere di amministrare una città senza conoscerne la storia e il “genio”, mentre la maggior parte dei cittadini (oltre il 60%) era ancora analfabeta. Oggi fa parte del cambiamento anche non aspettare che la cultura venga sempre regalata, ma investire 3,50 per procurarsi questo simbolico viatico per il futuro.

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