Pubblicate le motivazioni sulla condanna di Azouz: «Sapeva delle false accuse contro i fratelli Pietro e Giuseppe Castagna»

Strage di Erba I due anni e mezzo di pena motivati dal giudice: «Parole diffamatorie verso la famiglia Castagna»

Azouz Marzouk, inserendosi in una «corrente innocentista» portata avanti da anni «da alcuni organi di informazione», sapeva della «campagna di disinformazione» che avrebbe contribuito ad alimentare contro i fratelli Pietro e Giuseppe Castagna, come pure sapeva della «falsità delle accuse a loro rivolte». Un comportamento che portò a dichiarazioni che «non vi è dubbio che furono diffamatorie».

Con queste parole il giudice monocratico del tribunale di Como, Veronica Dal Pozzo, ha motivato la condanna a 2 anni e mezzo che nelle scorse settimane aveva letto nei confronti dei Azouz, 43 anni tunisino che era il marito e il padre di Raffaella Castagna e Youssef, due delle quattro vittime della “strage di Erba” (le altre furono la nonna di Youssef, Paola Galli, e la vicina di casa Valeria Cherubini). Marzouk era finito nei guai per una intervista rilasciata ad un giornale on line, il24.it, in cui puntava il dito contro la famiglia Castagna. Secondo il giudice, con quelle parole, lasciando intendere che il motivo della strage era da ricercare nell’eredità, superò «il limite di quella che la difesa ha chiamato “genuina richiesta di giustizia”» perché era al contrario una «diretta quanto ingiusta accusa nei confronti dei fratelli Castagna».

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«Nel valutare la gravità della fattispecie – continua il giudice – non si può non considerare l’impressionante risonanza mediatica della “Strage di Erba” e la circostanza che l’articolo on line era potenzialmente accessibile ad un numero illimitato di utenti». Il magistrato indica poi il «completo disinteresse» del Marzouk per il processo che lo riguardava, non essendosi presentato in aula, e il fatto – come detto in avvio – che con le sue dichiarazioni possa aver contribuito alla «campagna di disinformazione» in atto nella «consapevolezza della falsità delle accuse rivolte», e questo nonostante i plurimi pronunciamenti di decine di giudici nel corso degli anni.

Oltre alla pesante condanna decisa dal giudice monocratico (il pm aveva chiesto un anno e tre mesi) erano stati disposti anche i risarcimenti del danno quantificati in 70 mila euro, 35 mila per ogni fratello. Nel fascicolo penale era rimasto coinvolto anche il giornalista che aveva redatto l’articolo, che aveva visto il reato dichiarato estinto per la sua condotta riparatoria (aveva in sostanza risarcito).

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