Condannata per aver venduto un cane epilettico. I nuovi padroni: «Nessuno scambio, noi lo teniamo»

Tribunale di Como Coppia si era rivolta a un allevamento per acquistare un animale di razza. Quando si sono accorti che era malato la venditrice si era offerta di riprenderlo

Una coppia di coniugi di Como voleva un cane di razza pastore tedesco. Per questo motivo aveva contattato un allevatore pagandolo una cifra che fu quantificata in 1.300 euro.

Una volta ritirato l’animale, quello che avrebbe dovuto essere il loro compagno di vita, marito e moglie avevano però scoperto che era malato, affetto da una forma di epilessia. I due comaschi avevano così contattato di nuovo l’allevamento di cani per segnalare quanto era accaduto, ricevendo in cambio la proposta di restituire la bestia malata. La risposta fu netta: «Non è un oggetto, ce lo teniamo».

Il fascicolo

Questo tuttavia non evitò ai coniugi di segnalare la cosa ai carabinieri e poi alla procura dando il via ad un fascicolo aperto con l’ipotesi di reato di truffa che si è concluso ieri mattina con la condanna dell’allevatrice, Daniela Carraro, 55 anni originaria di Tradate, ad una pena che è stata quantificata in 8 mesi. La pubblica accusa ne aveva chiesti sei. La decisione è stata presa dal giudice monocratico Maria Elisabetta De Benedetto.

I fatti di cui si è discusso ieri mattina in aula risalgono all’anno 2017. Le parti hanno ricostruito la vicenda, che nacque dalla volontà della coppia comasca di acquistare un cane. Pare fosse stata l’allevatrice – dopo un iniziale interessamento per un animale che non era andato a buon fine – a proporre il pastore tedesco proveniente da un’altra genealogia. L’animale però, una volta a casa, evidenziò subito delle problematiche sanitarie che portarono ad accertare l’epilessia.

Da qui nacque – da quanto è stato possibile apprendere – la proposta dell’allevatrice di cambiare il cane che portò ad una replica netta da parte sia del marito sia della moglie: «Non è un oggetto che si può cambiare così... ce lo teniamo».

«Un gesto apprezzabile e davvero bello – ha provato a dire ieri, nel corso dell’arringa della difesa, l’avvocato Emanuele Rosapinta – Ma è proprio questo gesto che dimostra anche che quella della controparte non fu affatto una truffa. Non c’è alcun artificio o raggiro da parte dell’imputata nei confronti della coppia di clienti, in quanto fu addirittura proposto il cambio del cane. Furono le stesse persone offese a non volere altre trattative tenendosi il loro cane, chiudendo ogni rapporto e andando a fare denuncia. Quindi non credo proprio che si possa parlare, oggi come allora, di una truffa in quanto la controparte si offrì di riprendersi l’animale».

Pena sospesa

Una posizione, quella dell’avvocato della difesa, che tuttavia non è riuscita a convincere il giudice monocratico in merito all’assoluzione dell’allevatrice che è stata infatti condannata alla pena di 8 mesi con la sospensione condizionale della pena.

Ora la difesa attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza per poi decidere o meno di rivolgersi ai giudici di secondo grado del tribunale di Milano. Al momento della lettura del dispositivo della sentenza l’imputata – che aveva presentato un certificato in quanto impossibilitata a presenziare – non era presente in aula.

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