Costi record e liste d’attesa raddoppiate. Rsa, la retta media sale a 2.500 euro

Salute Ats Insubria al terzo posto per i rincari. E per un letto si aspettano fino a tre anni. È quanto emerge da un rapporto di Cisl Lombardia: le pensioni? Non coprono più la spesa

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Rsa, attese più lunghe e costi alle stelle: 2.531 euro in media a notte.

L’osservatorio dei pensionati della Cisl Lombardia come ogni anno approfondisce le cure e i servizi per la terza età, una fascia della popolazione che, guardando al prossimo futuro, è destinata ad aumentare le sue fila. Entro il 2035 gli over 80 aumenteranno del 41%, detto che nel nostro territorio oggi quasi un quarto degli over 65 ha bisogno di assistenza. Da noi il rapporto tra posti in Rsa è pari al 3% della popolazione ultra sessantacinquenne, poco più alta del panorama lombardo. Nella nostra Ats come altrove i letti sono aumentati dal 2021, di circa 600 unità, ma solo in solvenza, con i costi per intero sulle spalle delle famiglie, i letti coperti dal sistema sanitario sono perfino leggermente diminuiti. I prezzi invece non frenano, le rette sono passate tra Como e Varese da 70,9 euro a notte, nel 2021, a 79,6 euro l’anno scorso come media minima del territorio, più 12,2%. La tariffa massima chiesta agli ospiti invece è passata nello stesso arco di tempo da 80 a 89,1 euro, più 11,4%. Dietro a Milano e Monza siamo l’area più costosa, a Sondrio si pagano anche venti euro in meno al giorno. La retta media in una Rsa del comasco o del varesotto è arrivata a quota 84,39 euro, sono 2.531 euro al mese, sopra di oltre duecento euro rispetto al dato regionale. Sono cifre che ormai ben pochi pensionati possono permettersi. Senza contare alcuni servizi aggiuntivi extra, dal parrucchiere al trasporto.

Quanto alle liste d’attesa anche quelle non si fermano più da dopo la pandemia. Nel 2022 entro il perimetro dell’Ats Insubria erano 6.738 e nel 2025 sono arrivate a 13.950 unità. Il dato è vero va scremato dalle domande non evase presentate in più Rsa, anche due o tre, ma solo a Como significa un bacino reale di circa 2mila famiglie che aspettano fuori dalla porta. Per trovare un posto sempre più anziani migrano, si spostano anche fuori regione.

Secondo la Cisl siamo di fronte a un’emergenza legata all’invecchiamento della popolazione. «Il problema è sotto gli occhi di tutti - osserva il segretario generale della Fnp Cisl Lombardia, Sergio Marcelli – se consideriamo che il valore medio di una pensione varia tra 1.300 e 1.400 euro al mese, anche aggiungendo i 550 euro dell’indennità di accompagnamento si resta ben al di sotto dell’importo della retta e quindi bisogna attingere ad eventuali risparmi o all’aiuto di congiunti e parenti. A partire dal periodo post pandemico la Regione ha erogato contributi per circa 220 milioni di euro annui agli enti gestori delle Rsa, ma non è intervenuta per sostenere le famiglie che si trovano sempre più in difficoltà, in un contesto economico già complicato. Con l’assessorato al Welfare è in atto un confronto su questo tema e l’auspicio è che si possano concordare presto delle misure finalizzate a contenere le spese a carico degli utenti». «Il mondo delle Rsa è a tutti gli effetti un mercato – afferma la segretaria della Cisl Lombardia, Roberta Vaia – ma viste le implicazioni sociali che lo riguardano non può essere gestito solo come tale. Oltre alle notevoli differenze di costi, ci sono diversità anche nei servizi. Il report ha evidenziato che ci sono strutture che nella retta includono prestazioni importanti che altrove vengono fatte pagare, aumentando ulteriormente i costi per le famiglie. Sarebbe auspicabile giungere ad una maggiore uniformità, definendo una tipologia di servizi che devono essere garantiti per tutti gli ospiti delle Rsa accreditate. È anche questa una questione di equità e giustizia»..

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