Giuseppe, vittima (quasi) invisibile: «Da poco era a Rebbio in quell’auto»

Le voci dal quartiere Giuseppe Mazza si è trovato con ogni probabilità nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di lui purtroppo rimane poco, se non quella Volkswagen grigia, dove tutto è brutalmente finito

L’ultimo segno tangibile di una abitazione, grazie ad un contratto di affitto che aveva stipulato, risale al 2015: una casa in via XXVII Maggio, quella che per tutti è la Valfresca. Da quel momento Giuseppe Mazza era diventato sostanzialmente un fantasma. Quantomeno, non risulta più da nessuna parte, se non nei pressi della sua inseparabile auto che era la sua casa, la sua vita, ed è stata la sua tomba. Ogni testimonianza che abbiamo raccolto ieri conduce a lei, a quella Volkswagen Lupo grigia.

Sulle mappe di Google, proprio nel punto in cui la vettura era parcheggiata giovedì, lo si vede (l’immagine è di luglio) mentre si avvicina alla sua vettura. Solo poche settimane fa, quindi, Giuseppe Mazza era già lì, in quel parcheggio e tra quelle frasche che ieri erano ancora imbrattare del suo sangue.

La lama di vetro trovata tra le mani della vittima sembra un indizio significativo della dinamica di questo brutale omicidio

C’è una striscia per terra color amaranto, nel parcheggio esterno della scuola, accanto agli arbusti e alla vegetazione. E’ nel punto dove la portiera della Volkswagen è stata aperta, forse dal killer prima di uccidere. Non ci sono più dubbi, infatti, in merito al fatto che quanto avvenuto sia un omicidio. Chi ha visto il corpo da vicino, descrive quella ferita alla gola come troppo ampia, «un colpo da macellaio». Mai avrebbe potuto uccidersi da solo, Giuseppe Mazza, creandosi una lesione tanto ampia. C’è poi un altro particolare. Il superstite di una delle aggressioni – il ragazzo del Salvador colpito negli stessi minuti e pressappoco nello stesso posto – ha raccontato che la lama di vetro gli era rimasta tra le dita quando si era portato le mani alla gola. Potrebbe essere accaduto lo stesso anche per Giuseppe, con l’ultimo gesto disperato compiuto per togliersi quel pugnale di vetro prima di morire.

Nessuno lo conosce, pochi lo avevano visto nel quartiere

Don Giusto Della Valle, parroco di questo quartiere finito di nuovo sulle pagine di cronaca, religioso che segue da vicino le problematiche degli ultimi e dei poveri, non conosceva bene la vittima. «L’avevo visto qualche volta, forse un paio, ma a piedi – dice – Non lo seguivamo e credo non lo seguisse nemmeno la Caritas». Ed in effetti, anche nel database della Caritas il suo nome non compare. «Sembrava dormisse – prosegue don Giusto, che nella serata di giovedì ha raggiunto il punto dell’omicidio – Abbiamo pregato tutti insieme per lui».

Ma anche i residenti della zona, compresi quelli di via Spartaco che stanno in linea d’aria a pochi metri dal punto del delitto, non sanno fornire molte indicazioni sulla vittima. Ultimamente però lo vedevano spesso in quel parcheggio, in macchina. Sempre sulla sua Volkswagen grigia. «Porto sempre a passeggiare il cane – racconta un residente – Credo che fosse fisso a dormire in quel punto da lunedì, non da prima». Un altro ragazzo, che si affaccia alla finestra di uno degli appartamenti della via, aggiunge: «Un mese fa era sicuramente lì – dice – Aveva il cofano dell’auto alzato, con un amico gli abbiamo chiesto se avesse bisogno di un aiuto. Ci ringraziò ma disse solo che si stava riparando dal sole». Gli altri invece scuotono il capo, non se lo ricordano. Di lui, come detto all’inizio, rimane poco. L’auto, che è stata posta sotto sequestro, e l’immagine su Internet che li ritrae insieme, anche in quel momento. Uno degli ultimi passati insieme. In attesa del destino che già aveva deciso per loro.

Ieri pomeriggio, tuttavia, alcuni parenti con cui non si vedeva da tanto tempo, avrebbero contattato la questura informandosi per un eventuale funerale. Per riunirsi in quell’ultimo saluto all’uomo nato a Mantello (Sondrio) e ucciso in modo barbaro a Rebbio.

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