In stazione cento turisti abbandonati di notte. Proteste: arriva la polizia

Il caso Niente treni dopo le 21.30 e zero informazioni. Raggiungere Milano o Chiasso? Impossibile per ore. Assalto ai bus sul piazzale: «Povera Como, che figura»

Almeno un centinaio di persone fra turisti e pendolari hanno vissuto un sabato notte da incubo. Fermi sui marciapiedi della stazione San Giovanni, hanno atteso invano l’arrivo di un treno. Alcuni di loro sarebbero dovuti rientrare a Milano dopo una giornata passata sul lago, altri erano diretti a Chiasso.

A creare il caos è stata la cancellazione di tutti i treni della linea Milano-Chiasso nella fascia oraria tra le 21.30 e le 23.30, per una causa che non è stata specificata. Stante l’impossibilità di ripristinare in breve tempo la circolazione ferroviaria (quelli di passaggio intorno alle 23 sono gli ultimi treni della giornata), Trenord ha messo a disposizione autobus sostitutivi, giunti però in forte ritardo sul piazzale della stazione e diretti solo a Chiasso. I viaggiatori si sono quindi riversati sul piazzale della stazione per cercare di salire al più presto sui mezzi o sperare nell’arrivo di un taxi. Una situazione di totale confusione e assenza di informazioni, con i turisti (molti stranieri) di fatto abbandonati a sé stessi. Situazione che ha richiesto anche l’intervento di alcune volanti della polizia, accorse sul posto per controllare l’afflusso di persone.

Ressa fuori dallo scalo

Alcuni residenti si sono resi conto di che cosa stesse accadendo sotto le loro finestre e hanno documentato la scena con gli smartphone. Le immagini mostrano decine di persone che si avvicinano ai pullman nel piazzale e gli agenti che cercano di tranquillizzare tutti, ripristinare l’ordine ed evitare assembramenti. Alcune persone, nella fretta di tornare a casa, hanno persino cercato di salire su un “Flixbus” parcheggiato lì vicino pensando fosse il mezzo messo a disposizione da Trenord. Poi si sono accorti che quel pullman stava effettuando un altro servizio (era diretto a Verona).

Le testimonianze

«Sabato sera mi trovavo sul piazzale della stazione perché in attesa di un’amica proveniente da Milano - racconta Giovanni Pianigiani - e mi sono subito stupito. C’erano tantissimi turisti disorientati seduti sulle panchine o in piedi fuori dall’ingresso. La maggioranza di loro non conosceva l’italiano. Ho subito percepito che ci fosse qualche problema e ho cercato di chiedere informazioni a un addetto, il quale però non me ne ha fornite. Nessuno sapeva a chi domandare delucidazioni. Biglietterie e bar chiuse, personale assente». Uno scenario non proprio degno di una città che si dice turistica. «Ho visto arrivare il primo pullman - prosegue - intorno a mezzanotte e mezza, quindi in ritardo di circa un’ora rispetto al treno. Como non ha certo offerto una bella immagine di sé». La vicenda riporta all’attenzione le mancanze della stazione San Giovanni dove, complice la riduzione del personale soprattutto in serata, è davvero difficile orientarsi, usufruire di servizi, ottenere informazioni su orari e stato dei treni. Mancanze che, agli inizi di una fase di ripresa esponenziale del turismo anche di giornata, si fanno ancora più evidenti.

Un’altra testimonianza aiuta a fotografare la serata caotica: «Mi trovavo sulla banchina della stazione di Milano Centrale - aggiunge Maria Cristina Sioli, comasca - in attesa di conoscere il binario da cui sarebbe partita la corsa delle 21.43 diretta a Como San Giovanni. Improvvisamente sui tabelloni luminosi viene posta in sovrimpressione la scritta “P.e.” (ossia piazzale esterno, ndr). Al momento non ho capito il significato del messaggio, poi un dipendente della biglietteria mi ha spiegato che di lì a pochi minuti sarebbe partito un autobus e non il treno. Sono corsa fuori per prendere questo autobus. Verso mezzanotte, dopo un viaggio massacrante di quasi due ore, ci siamo finalmente fermati a San Giovanni e ho capito di non essere stata l’unica ad aver subito grossi disagi». Il mezzo, già in ritardo, sarebbe dovuto ripartire per Chiasso e poi tornare indietro per coprire anche parte della tratta rimasta “scoperta”, in direzione Milano.

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