Libri scolastici, che prezzi: «Impossibile risparmiare»

Istruzione Il ministero mette un tetto alla spesa, ma nessuno lo rispetta. «Riferimenti fermi a dieci anni fa. Inevitabile sforare il budget previsto»

«Non sforare? Impossibile». Dopo la fine delle lezioni, le scuole pubblicano sul proprio sito la lista dei libri di testo d’acquistare per l’anno successivo. Stando a una nota del Ministero, il tetto di spesa non superabile dagli istituti è stato abbassato per via della «riduzione dei costi dell’intera dotazione libraria derivanti dal passaggio al digitale e della disponibilità dei supporti tecnologici». Ma, come sottolineano alcuni dirigenti lariani, di fatto è impossibile non andare oltre.

Così i presidi

«È inevitabile – conferma il preside del Giovio Nicola D’Antonio – il riferimento per i costi è fermo al 2012. Noi abbiamo cambiato pochissimi libri, ma purtroppo c’è l’adeguamento dei prezzi, non certo deciso da noi. Del resto, in nove anni è aumentato il costo della vita». I libri digitali? «Non esistono, di fatto, in commercio – aggiunge il dirigente – si tratta di un “prodotto” misto».

Sul tema, Silvana Campisano , preside del Caio Plinio, spiega come spesso si tratti di «file pdf, strumenti molto rigidi e non sempre di qualità. Non hanno la dinamicità necessaria». Lo sforamento, invece, è colpa anche dei prezzi di testi «non utilizzati interamente e molto voluminosi». Per la dirigente, una soluzione potrebbe essere lo “spacchettamento” del volume in dispende da parte delle case editrici, «con acquisti programmati attraverso l’abbonamento a dispense». Il ministero ha fissato una diminuzione del tetto del 10% «se nella classe considerata tutti i testi adottati sono stati realizzati nella versione cartacea e digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi». Si arriva fino al 30% se tutto il materiale è stato realizzato «nella versione digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi».

È bene ricordare che per i genitori, specie in prima superiore, devono sborsare una cifra non indifferente. Lo scorso anno, in media, mamme e papà comaschi hanno speso 371 euro. Sempre stando ai dati del 2021, uno studente di quarta ginnasio del Volta arriva a spendere ben 567,70 euro, 5 euro in più rispetto allo scorso anno e 15 in più sul 2019. A fare la differenza sono i vocabolari di greco e latino.

Al secondo posto si piazza il Giovio: considerando una prima a indirizzo scientifico, si arriva a circa 391,05 euro, ma il totale però non comprende il vocabolario di latino. Quindi, si può salire fino a 488,95 euro, oltre 40 euro in più rispetto allo scorso anno.

Al terzo posto si colloca il Setificio: un “primino” iscritto a Chimica deve investire 365,65 euro: qui fanno la differenza i due volumi d’inglese che, sommati insieme, superano i 50 euro. Il volume più corposo è chimica, oltre 34 euro.

Per le medie e le elementari, il discorso può essere diverso. «In alcune classi – spiega Giusi Porro , preside dell’istituto comprensivo Como Lago – stiamo provando a non adottare i libri di testo. Personalmente, quando possibile, sposo questa teoria». Le scuole paritarie, di solito, hanno cominciato prima la transizione verso il digitale.

Oltre dieci anni fa, per esempio, il Casnati ha introdotto notebook personale a ogni studente, prima scuola in Italia ad avere le adozioni dei libri di testo completamente in digitale.

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