Pochi letti in ospedale: «La soluzione? Le case di comunità»

Salute L’assessorato regionale replica alle riflessioni del primario del pronto soccorso sul sovraffollamento: «La strada è quella dei nuovi ospedali di famiglia»

Secondo l’assessorato regionale alla Sanità, la soluzione per sopperire alla mancanza di posti letto nelle strutture sanitarie del territorio - causa prima, secondo il primario del pronto soccorso Roberto Pusinelli, di sovraffollamento e tempi biblici d’attesa - sarebbero le case di comunità e gli ospedali di famiglia. Di cosa si tratta?

Negli ultimi mesi se n’è parlato parecchio, e a Como se n’è parlato con particolare riguardo alla parziale riconversione del vecchio ospedale di via Napoleona, nel quale, appunto, già a marzo era stata inaugurata una prima “casa di comunità”.

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Di cosa parliamo

Il progetto prevede che entro un paio d’anni nel monoblocco dell’ex Sant’Anna sia attivato un ospedale di comunità, con un numero variabile tra un minimo di venti e un massimo di 40 posti letto per pazienti non gravi, non acuti, a gestione infermieristica. Del resto sarebbe questa la tipologia di paziente che, sempre secondo l’assessorato al Welfare, crea i maggiori disagi alle strutture ospedaliere: pazienti non gravi, che non hanno bisogno di terapie intensive ma che allo stesso tempo non possono essere riaffidati alle famiglie, dovendo spesso seguire percorsi di cura “intermedi” non compatibili con un ritorno al proprio domicilio. Idem per quanto attiene alle case di comunità, nelle quali sempre l’assessorato regionale individua una soluzione ai problemi di sovraffollamento.

«Qui c’è molta auto presentazione» aveva detto Pusinelli, con riferimento al fatto che «un po’ è il territorio che non garantisce il filtro, un po’ sono le persone che non vogliono farsi filtrare», come a dire che, per esempio, non sempre la medicina di base garantisce il “filtraggio” che consentirebbe alla macchina di proseguire più speditamente e con maggiore efficacia: «A questo servono le case di comunità», ribadiscono a Milano, spazi fisici quale quello di recente inaugurazione proprio in via Napoleona, vale a dire strutture polivalenti distribuite in modo capillare sul territorio, che rappresentino un punto di riferimento continuativo per i cittadini, a cui garantire le funzioni di assistenza sanitaria primaria e le attività di prevenzione. Saranno, le case di comunità, anche la casa dei medici di medicina generale, impegnati nella cura e in una gestione più diretta dei pazienti cornici.

Lo spettro del Covid

Insomma, non c’è che da aspettare, sperando che alla fine tutto torni e che queste nuove forme di assistenza riescano davvero ad alleggerire la pressione sugli ospedali.

Del resto sullo sfondo incombe ancora e sempre il rischio di ulteriori complicazioni pandemiche - che nessuno è in grado di escludere, nonostante l’attuale ridimensionamento dei casi di infezione - e che ovviamente rappresentano le principali concause dell’affaticamento accusato dal sistema sanitario nell’ultimo biennio.

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