Qrcode sulla lapide per conoscere tutto sul defunto. Monsignor Riva: «Ma salviamo il pudore del lutto»

La curiosità Il caso di Morbegno: primi esperimenti sul Lario durante il Covid. «Bene custodire la memoria però bisogna elaborare la perdita»

A Morbegno un marito mette sulla lapide della moglie un qr code che ne racconta la vita: la notizia di ieri incuriosisce, ma a Como la pratica è attiva dal lockdown e fa discutere. «Siamo stati tra i primi a introdurlo durante il Covid, ma ne abbiamo forniti tre e non tutti in città. Allora lo offrivamo gratis e l’idea aveva suscitato molto interesse perché c’era il lockdown e permetteva una vicinanza al defunto che era negata. Lo stesso era per le dirette dei funerali che trasmettevo per permettere ai parenti di seguire la cerimonia da casa, ora l’interesse è scemato».

Le norme cimiteriali lo consentono

Le parole sono di Pietro Pozzi titolare delle Onoranze Funebri Baradello, con sede a Montorfano, che prese l’idea dagli Stati Uniti, migliorandola: «Avevo scoperto che negli Usa usavano il qr code sulle lapidi, ma solo con una pagina fissa con foto e descrizione del defunto. Io l’ho aggiornata permettendo di lasciare pensieri o foto al defunto, ovviamente supervisionate da noi, inviate tramite un link privato e con destinataria la famiglia del morto. Se posso azzardare, con rispetto massimo e solo per farmi capire, è una specie di facebook dei morti. Passato il lockdown ha prevalso il ritorno alla tradizione. Anche chi lascia pensieri di ricordo e foto in genere lo fa il primo mese dal decesso, poi si ferma. Per capire come funziona ho messo una simulazione sul mio sito».

Decidere di apporre il qr sulla lapide del defunto ora ha un costo: «Per strutturare la pagina del qr code chiediamo 100 euro, poi se i commenti sono tantissimi c’è una commissione di 30 euro, altrimenti, quando scade la concessione cimiteriale, dopo 50 anni, ci sono 30 euro di rinnovo». Nessun impedimento per il regolamento cimiteriale: «Non ci sono norme cimiteriali che la regolano perché quella del qr code è una pratica molto recente e perché è come se sulla lapide si mettesse un fiore stilizzato o un balconcino per i fiori. È come un’immaginetta in vetroceramica, come le foto».

L’adozione del qr code sulla lapide è buona e rischiosa al contempo per monsignor Angelo Riva, insegnante di Bioetica al seminario di Como: «Non conosco questa pratica, ma mi vengono tre riflessioni».

Le riflessioni di monsignor Riva

«La prima - dice - è che il qr code può essere un buon modo per custodire la memoria e il culto dei defunti passa anche attraverso il ricordo del loro volto e della loro vita; la seconda è che può rendere più difficile l’elaborazione del lutto, rischia di essere una strategia per illudersi che il caro estinto sia ancora in vita e che con lui si possa mantenere un legame concreto attraverso messaggi e foto: questo è pericoloso perché non aiuta ad elaborare la perdita. La terza riflessione è che il qr code rischia di essere un altro modo di esternare tutti i propri sentimenti, mentre credo che debba esistere anche un pudore delle emozioni, da custodire nel privato. Anche a livello mediatico - conclude monsignor Riva - c’è questa tendenza a far cadere una riservatezza che invece deve esserci. Ecco, se il qr code sulla lapide espone a questi rischi mi lascia perplesso».

E il Comune? «Il nostro regolamento nulla prevede sul punto - dice l’assessore Alberto Fontana - ed alcuna richiesta in tal senso è mai pervenuta. A mio avviso, in assenza di divieti specifici, se dovessero giungere richieste, dovremmo valutare i contenuti. Evidentemente la novità impone tuttavia un approfondimento».

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