Studi medici chiusi 4 giorni: caos ospedali. Le “reti” di dottori? «Non sono partite»

Sanità Più affollato del solito il Pronto soccorso del Sant’Anna, effetto dello stop agli ambulatori: «Da gennaio avremmo dovuto lavorare nei prefestivi, ma il nuovo sistema è slittato di 9 mesi»

Quattro giorni senza i medici di medicina generale negli ambulatori, e in Pronto soccorso il caos è ancora più del solito.

Ma è anche l’effetto dello slittamento di una novità attesa proprio per gennaio: il passaggio alle nuove “reti” dei camici bianchi, già in ritardo, è stato rinviato al prossimo settembre.

Con il nuovo accordo, da questo mese i medici di famiglia non avrebbero più dovuto godere dei giorni di riposo prefestivi, grazie a un potenziamento dei servizi al sabato. Invece la nostra sanità locale ha prorogato la vecchia organizzazione dei servizi di cure primarie, concedendo quindi ai camici bianchi il riposo giovedì 5 gennaio, giorno prefestivo, salvo le visite di prima mattina. Dunque molti cittadini rimasti senza riferimento da giovedì a domenica si sono recati in ospedale.

La situazione

Il Pronto soccorso del Sant’Anna è sovraffollato già in condizioni “normali”. Lunedì rispondere a una settantina di pazienti in contemporanea è stato molto difficile. E non si può non notare che più della metà dei presenti aveva codici verdi o bianchi, tutte persone che si sono quindi recate in Pronto soccorso per bisogni di cura non così urgenti. «Dal 2023 il nostro riferimento secondo la riforma regionale non doveva essere più l’Ats Insubria, ma l’Asst Lariana – spiega Massimo Monti, segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) – Tra le novità c’erano la cancellazione dei prefestivi e una risposta agli assistiti a turno durante il sabato. Tutto però è ancora in alto mare e questo passaggio è stato rinviato».

In ritardo

Le nuove reti di medici dovevano essere a regime entro settembre 2022, secondo le disposizioni della Regione. Tant’è che a fine anno i responsabili dell’Ats si sono congedati dai medici con una lettera. Ma il 30 dicembre l’Ats stessa ha «prorogato il trasferimento delle cure primarie al 30 settembre 2023». Un altro anno insomma.

L’Asst Lariana ha in realtà nominato i responsabili dei vari distretti. Il territorio della provincia è stato diviso in varie zone, in centro città per esempio la referente dei medici è la dottoressa Maria Del Sordo. Questi gruppi di medici dovrebbero rispondere a tutto il bacino degli assistiti residenti. Ma restano da chiarire le indicazioni operative relative alla futura gestione dei servizi di cure primarie. «Servirà ancora molto tempo - dice Massimo Gatto, medico comasco e segretario provinciale del sindacato Smi – bisogna ancora permettere ai medici di leggere online le cartelle sanitarie dei pazienti altrui. Altrimenti è impossibile pensare di organizzare delle sostituzioni al sabato. Salvo per i pochi gruppi di colleghi che si sono già organizzati in maniera autonoma. Il problema dei festivi, oltre che dei Pronto soccorso sovraffollati, si scontra comunque con un’altra carenza strutturale: la continuità assistenziale è gravemente sottodimensionata. Mancano a Como le guardie mediche. Dovrebbero fare da filtro in assenza dei medici di famiglia, ma sono poche e i pazienti finiscono per andare tutti in ospedale. Anche per problemi non gravi, sperando in visite e accertamenti direttamente in Pronto soccorso».

«Notiamo come medici la tendenza dei pazienti a volere tutto e subito - commenta Raffaella Petruni, medico al lavoro in città – senza aspettare un giorno per malanni di poco conto. È un problema reale, civico, a monte rispetto a tutto il resto».

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