Guerra di Troia, mito che sembra lontano. Ma i protagonisti ci ricordano chi siamo
Antica Grecia. Dopo il film di Nolan, non si parla d’altro che del poema omerico su Ulisse, ma che dire dell’Iliade? Francesco Morosi per Laterza traccia i ritratti di Elena, Ettore, Priamo, Achille e dei personaggi avvicinandoli a noi
Lettura 3 min.
I versi composti da Omero sulla caduta di Troia continuano a incantare, coinvolgere e affascinare - in questi giorni più che mai con l’uscita dell’adattamento dell’Odissea da parte del regista britannico Christopher Nolan - anche se, per certi versi, l’Iliade potrebbe risultare superata e persa nel tempo rispetto alla storia di Ulisse.
Eppure un ascolto profondo può far vibrare intensamente le corde di emozioni immortali: rabbia, tenerezza, nostalgia, dolore o solitudine non sono certamente sconosciuti ai cuori contemporanei.
Francesco Morosi, con “A tu per tu con l’Iliade” (Laterza), contribuisce a superare quel senso di estraneità che può cogliere chi si avvicina a un’opera che viene spesso considerata lontana dal mondo attuale come l’Iliade.
L’autore ripercorre gli episodi salienti, rivisita alcuni eventi e incontra personaggi-chiave come Achille, Elena, Ettore e Priamo, affrontando temi appassionanti la forza o l’eroismo, la morte o l’amore, compresi i turbamenti che li attraversano e caratterizzano.
Oltre gli eventi bellici
E allora ecco che l’opera, che va ben oltre gli eventi bellici, sembra tornare a respirare, a vivere e a interagire con noi tutti trasformandosi e trasformandoci. La relazione tra gli eroi e gli dei, i dialoghi, le strategie e i sentimenti condivisi vengono sondati nelle diverse sfaccettature, in qualità di elementi fondamentali del poema.
Quello dell’eroismo, per esempio, viene concepito non tanto come l’eccezionale capacità di incidere positivamente sugli eventi, ma, piuttosto, come il coraggio di farsi carico delle proprie fragilità e anche come forte legame con il proprio lignaggio. La relazione con la figura paterna infatti è protagonista di alcuni passaggi essenziali, dove spesso essere bravi figli che onorano la propria stirpe è imprescindibile dall’essere bravi guerrieri. Ettore, per esempio, sostiene di sentirsi chiamato a far risplendere non solo il proprio valore, ma anche quello del padre Priamo, il re di Troia. Anche sul fronte greco, persino gli eroi considerati invincibili hanno ricevuto dai genitori, prima della partenza per la guerra, preziosi consigli divenuti veri e propri vincoli di comportamento.
Onore e rispetto per il proprio lignaggio, dunque, nella ricerca della gloria - “kleos” in greco - mai disgiunta dal rapporto con la morte. Per ottenere immortale memoria, i personaggi dell’Iliade corrono rischi infiniti, poiché sanno che è questa la chiave per sconfiggere la morte fisica. Achille è l’emblema di questa scelta: è disposto a non tornare in patria, a morire giovane pur di ottenere gloria duratura, ma è consapevole che per averla, bisogna saper accettare la morte che tocca, da sempre, ogni essere umano.
E Achille è chiamato a rapportarsi con la morte anche sotto forma di dolore generato dalla perdita di Patroclo, amato compagno d’armi. Al di là della natura del loro rapporto, la condivisione della vita, fin dall’infanzia, e la solitudine che l’eroe avverte anche tra i greci se non fosse per la presenza di Patroclo sono elementi fondanti del loro profondo legame: il dolore provato da Achille per la morte dell’amico svela un nuovo modo di concepire la gloria e la morte da colui che veniva considerato il migliore, l’invincibile.
Il prezzo da pagare è talmente alto da gettare Achille nello sconforto più profondo che persino la madre Teti, richiamata dai suoi lamenti, fatica a arginare. Le maschere eroiche cadono, cresce la consapevolezza della transitorietà della vita e della sua finitezza. Ma in questo scenario amaro e marziale, che ne è dell’amore, tenuto conto che viene ritenuto proprio la causa della guerra? Chi, come Elena, vive l’innamoramento, fino a che punto è realmente libero? Fino a che punto controlla i propri sentimenti e quanto, invece, ne è dominato? È in questo spazio ristretto e complicato che si muove la figura della regina di Sparta, il cui fascino ha caratterizzato la cultura nei secoli, a partire proprio da quella greca antica.
Elena seduttrice, Elena vittima di una passione incontrollabile e strumento di forze superiori, di volontà divine: questo aspetto è sottolineato dalla stessa donna nella tragedia di Euripide “Le troiane”. Ambientata dopo la caduta di Troia, la tragedia racconta il dramma delle donne vinte e, pertanto, destinate a diventare schiave degli eroi greci, pronti a rientrare in patria.
Il destino delle donne
Tra le prigioniere, spiccano Ecuba, moglie di Priamo, e Elena che Menelao, marito abbandonato e ora conquistatore di Troia, vuole uccidere.
In questo scenario, Elena si difende in modo appassionato e tiene un discorso a propria discolpa, il cui centro è la costrizione divina che l’ha resa vittima di un gioco più grande di lei, tanto da reputarsi libera da responsabilità personale e diretta. Secondo la regina spartana nessuno è più potente di Afrodite, tanto che persino Zeus, il re degli dèi, è notoriamente schiavo d’amore.
Cosa possono, dunque, le creature mortali di fronte al più alto potere divino? Si può davvero colpevolizzare una semplice donna chiamata irrimediabilmente a subire il potere travolgente dell’amore, soprattutto se guidato da piani ultraterreni, come lamenta Elena? La risposta è controversa e il dibattito è ancora aperto. Secoli fa come oggi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA