Accoglienza e solidarietà: tra Civiglio e Brunate c’è un condominio speciale

La comunità Si chiama “Le Vigne” e sul suo citofono non troverete i cognomi delle famiglie che ci abitano. Una realtà ispirata all’esperienza di Villa Pizzone

Condivisione, apertura, sobrietà, accoglienza, solidarietà e convivialità: sono le parole cardine del Condominio Solidale che sorge tra Civiglio e Brunate. Non troverete citofoni e i campanelli con i cognomi delle tre famiglie (Caprioglio, Metzger e Mazzoleni) che vi abitano. Nemmeno un cancello, solo porte aperte. Una realtà in cui si condividono valori ed esperienze, improntate a un vicinato solidale. Quelle in gioco sono famiglie che ricercano uno stile di vita sobrio, essenziale nei consumi, ma anche nelle idee.

Il condominio è nato a Brunate circa vent’anni fa, sull’idea proposta a Milano dalla comunità di Villa Pizzone, da cui sono gemmate comunità simili: 23 nella sola Lombardia, tra cui appunto la Comunità Le Vigne di Brunate. Tre famiglie, la prima a entrarvi fu quella di Francesca Borsani e Michael Metzger. Da otto anni c’è quella di Tiziana Colasanti con il marito Marco Caprioglio, mentre la famiglia Mazzoleni è in prova per un anno. Tre appartamenti e due bilocali per l’accoglienza su 600 metri quadrati: tra genitori, figli naturali e ragazzi in affido, è abitato permanentemente da 15 persone, più le persone accolte nei bilocali. Famiglie unite, che condividono gli stessi ideali di solidarietà, che hanno deciso di abbracciare il desiderio di mettersi al servizio del territorio attraverso l’accoglienza.

Famiglie che collaborano, in piena libertà e autonomia, al principio della “porta aperta”, come spiega Tiziana Colasanti: «Ognuno decide come spendersi, anche in base al periodo che sta attraversando. La cosa importante è stare bene con tra le famiglie, con un vicinato solidale. Chi può, accoglie: bambini italiani, minori o adulti stranieri. Non è un servizio codificato o istituzionalizzato, siamo molto liberi di rispondere alle varie esigenze. Ogni famiglia è a sé, ma insieme creano un’associazione, perché esiste una cassa comune, in cui finisce ciò che si guadagna e da cui si prende ciò di cui si ha bisogno ogni mese».

In questo momento, nei bilocali separati dagli appartamenti ci sono una coppia ucraina con una bambina di un anno e mezzo e una mamma albanese con due bambini. Da Le Vigne di Brunate sono passati anche ragazzi che vivevano in comunità per il percorso di avviamento all’autonomia, ma anche situazioni molto differenti, alcune in collaborazione con i servizi sociali, altre “libere”: «È il concetto della porta aperta: non devo venirti ad aprire, le altre famiglie e chi ha bisogno possono liberamente entrare».

La vita, nel condominio solidale, è scandita anche da appuntamenti fissi: «Il sabato sera si mangia tutti insieme nel salone grande con le persone accolte. Una volta al mese eseguiamo lavori comunitari o piccoli lavori in casa». E come si gestiscono eventuali conflitti? «Una delle buone pratiche è la condivisione. Durante l’anno scegliamo un tema e ci si confronta, senza dibattito, solo portando il proprio pensiero. Sulle piccole cose, non ci si accapiglia mai, lo sguardo è lungo e va oltre il normale problema di vicinato».

Una filosofia di vita che può apparire particolare: «Credo che se tutti mettessimo a disposizione mezz’ora del nostro tempo per chi ha bisogno, il mondo sarebbe un posto migliore. Non è necessario fare grandi cose. Da noi tutti i venerdì vengono i bambini del paese fare i compiti: non troviamo volontari. Spesso c’è resistenza nell’andare verso l’altro, quando è invece la cosa che arricchisce di più».

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