Mai più soli, mai più senza un tetto: undici anni di “Vicini di strada”

La realtà Una “rete” nata dal basso, una piccola scintilla che oggi consente di risolvere davvero l’emergenza dei senza dimora

Mai più soli, mai più senza un tetto: undici anni di “Vicini di strada”
Marco Martinelli, Angelo Mazza, Paola Della Casa e Martina Sala
(Foto di foto Butti)

Asci Don Guanella, le Associazioni Incroci, Lachesi e Piccola Casa Federico Ozanam, la Caritas Diocesana/Fondazione Caritas, Como Accoglie, Croce Rossa Italiana, le Cooperative Sociali Lavoro e Solidarietà, Lotta contro l’Emarginazione e Simploké, Fondazione Somaschi, Gruppo Legami, Opera Don Guanella, Osservatorio Giuridico per i Diritti dei Migranti e la Parrocchia di Rebbio. Tutti insieme, tutti sotto un unico, straordinario cappello, che da 11 anni si chiama “Vicini di Strada”.

Il territorio e le sue risorse: la “rete” tiene tutti insieme, con un unico, comune obiettivo

Una rete nata dal basso da una piccola scintilla ma nella quale, oggi, sono riuniti, insieme al settore dei Servizi sociali del Comune di Como, ben 16 enti del Terzo Settore che, sul territorio, si occupano di grave marginalità e persone senza dimora. «La rete è nata per potenziare la collaborazione e la sinergia fra tutti questi enti – ha raccontato la coordinatrice Paola Della Casa – rafforzando in termini di integrazione i servizi e le diverse progettualità attivate e, nello stesso tempo, provando a leggere il territorio e le sue risorse in maniera più incisiva, proprio perché si lavora insieme, in una logica di sensibilizzazione e miglioramento della qualità della vita delle persone senza dimora».

Il coinvolgimento delle parrocchie

Un tetto sotto cui trascorrere l’inverno: il successo del Progetto Betlemme

Vicini di Strada è, dunque, esempio forte e luminoso di una rete capace di mettere al centro la collaborazione tra enti e amministrazione, un esempio longevo e solido di “agire collettivo”. Un lavoro capillare e instancabile che ha portato, tre anni fa, alla nascita del “Progetto Betlemme”, legato all’“Emergenza Freddo”, che vede l’attivazione non solo degli enti della rete, ma anche di altre realtà e di moltissimi volontari. «Il Progetto Betlemme è nato nel 2019 con un’esperienza nelle Comunità di Sant’Agata, Santi della Carità, Garzola e Sant’Orsola e seguendo la richiesta di papa Francesco di aprire le porte a chi non aveva un tetto sotto il quale trascorrere l’inverno - ha commentato Angelo Mazza, volontario Caritas – una sorta di ospitalità diffusa, da dicembre ad aprile, che accoglie un numero ristretto di persone. Attualmente, siamo arrivati a una decina di comunità parrocchiali disponibili, ma il progetto ha l’obiettivo di allargarsi anche verso altri gruppi e associazioni. Quello che serve è un letto in un luogo caldo provvisto di bagno, con la possibilità di accompagnare l’accoglienza con un percorso di relazione tra chi ospita e chi viene ospitato».

Un progetto semplice nella sua realizzazione ma efficace, che permette di accogliere, in media, tra le 25 e le 30 persone, distribuite tra Como, Monte Olimpino e Tavernola, ma che si allunga anche verso Cernobbio e Tavernerio.

«L’accesso avviene in collaborazione con Porta Aperta, in base alle richieste e ai bisogni delle singole persone, e il cammino viene concordato insieme a loro. Quando l’esperienza finisce, in tutti resta un filo di dispiacere, mitigato dalla gioia di aver fatto qualcosa per chi si trovava in stato di necessità e dalla sensazione di “aver ricevuto di più di quello che si è dato”. L’esperienza finisce, ma le relazioni costruite rimangono, e questo credo sia il successo più grande di questo progetto». Un progetto prezioso e condiviso come quello di Casa Nazareth, la mensa di solidarietà di via Don Guanella a Como, aperta a gennaio 2021 nel pieno della pandemia. Una mensa unica (per la quale è stata istituita, sul sito dedicato, una raccolta fondi), sostenuta da 7 operatori e circa 250 volontari, che dalla sua apertura ha ospitato in totale 1725 persone, a pranzo e a cena, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, per oltre 90mila pasti.

Gli operatori di vicinanza

Cittadini che si prendono cura di altri cittadini in difficoltà

«È un luogo caldo, aperto e accogliente, in cui le persone non ricevono solo un pasto, ma dove trovano parole, sorrisi, calore e rapporti umani – ha dichiarato Marco Martinelli, vice presidente dell’Associazione Incroci - Qui ci sono cittadini che si prendono cura di altri cittadini in difficoltà e, così facendo, si prendono cura di sé stessi e della comunità intera. Una persona che “vive ai margini” non è solo qualcuno che si trova nell’impossibilità di soddisfare i bisogni primari, ma anche e, soprattutto, nella privazione di relazioni. Costruendo queste, si dà l’opportunità di uscire dalla marginalità».

Un andare “oltre” che sta alla base anche del progetto Operatori di Vicinanza, finanziato dal bando volontariato di Regione Lombardia e raccontato da Martina Sala di Csls. «L’obiettivo è quello di costruire di un modello condiviso di intervento individualizzato sulle persone senza dimora che fanno più fatica ad entrare in contatto con i servizi. Stiamo creando un’unità di prossimità che si muoverà su strada e tra i servizi di bassa soglia. Avremo a disposizione anche dei pacchetti di interventi infermieristici, psicologici, legali e di mediazione linguistica. Un lavoro di cura continuativa e di presa in carico della persona nella sua totalità».

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