Como, spara per errore
e uccide l’amico

Il cadavere di un comasco è stato ritrovato ieri mattina in una piazzola sulla Lariana in località Cava. Le indagini risalgono al presunto omicida, un autista residente a Como, che si sarebbe poi sbarazzato del corpo

Un uomo di 51 anni residente a Como, Antonio Ballan, impiegato come autista in un’azienda di autotrasporti, è da ieri pomeriggio indagato per la morte violenta dell’amico e coetaneo Roberto Fusi, lui pure comasco, residente in via Zezio, trovato cadavere pochi minuti prima delle 7 in una piazzola lungo la Lariana, in località “Cava”, a Faggeto Lario.

Se è corretto il quadro tratteggiato dai carabinieri del reparto operativo coordinati dal pm Mariano Fadda - tutti ancora al lavoro nella tarda serata di ieri -, Ballan avrebbe ucciso Fusi per errore, mentre i due si trovavano insieme nella casa del primo, in fondo a via Ciceri, in un appartamento della palazzina al civico 25, a maneggiare la pistola Glock 9x21 di proprietà dello stesso Ballan, che la deteneva con regolare permesso insieme a due fucili e ad altre due pistole. Un colpo partito per errore avrebbe centrato Fusi in faccia, uccidendolo sul colpo.

La ricostruzione

Questa versione sarebbe stata confermata da due testimoni, due altri amici che avrebbero assistito alla scena, salvo darsela a gambe subito dopo, in preda al panico. Dovevano essere più o meno le 20 di venerdì e Ballan, lui pure terrorizzato, avrebbe avvolto il cadavere in un lenzuolo, in una coperta e in un sacco dell’immondizia per poi caricarselo in auto - una utilitaria che apparteneva alla sua compagna, scomparsa per malattia lo scorso novembre - e guidare fino a quella piazzola sulla Lariana a picco sul lago. L’idea che si sono fatti gli investigatori - ancora tutta da confermare - è che sempre Ballan, non proprio lucidissimo, abbia tentato di issare oltre la ringhiera il corpo dell’amico avvolto in quel sudario improvvisato con l’intenzione di buttarlo di sotto, nel dirupo di pietre e sterpi che scende quasi a picco fino al lago. Perduta la presa, il corpo ancora caldo gli sarebbe scivolato dalle braccia, ruzzolando a terra. A quel punto, se possibile ancora più atterrito, l’improbabile assassino avrebbe rinunciato, forse anche disturbato da qualche auto di passaggio, e avrebbe optato per la fuga senza neppure accorgersi di avere perduto anche la pistola, ritrovata a terra vicino al corpo. Si sarebbe limitato ad avvoltolare il lenzuolo e la coperta, per gettarli nel cassonetto lì accanto, e riprendere infine la strada verso casa.

A lanciare l’allarme, ieri, è stato l’autista della corriera che pochi minuti prima delle sette risaliva semi vuota verso Bellagio. Il cadavere, del resto, era ben visibile dalla strada. L’intervento del personale del 118 non è servito ad altro che a certificare il decesso. Più tardi, il medico legale confermava, sulla base dei parametri del cosiddetto “rigor mortis”, che la morte poteva risalire a una dozzina di ore prima.

L’interrogatorio

Arrivare a Ballan non è stato difficile: l’arma abbandonata accanto al corpo di Fusi gli risultava intestata. Quando i carabinieri si sono presentati al suo domicilio, avrebbe tentato in qualche modo di schermirsi.

In realtà, anche a volerci provare, l’idea che potesse essersi trattato di un gesto volontario non è mai stata presa in considerazione dagli inquirenti, che anzi avrebbero sottoposto l’indagato anche alla prova del cosiddetto “stub”, per verificare la presenza di polvere da sparo.

Ieri in tarda serata il pm Fadda lo stava ancora interrogando. L’esito più plausibile nel caso di una conferma di questa ricostruzione? Un fermo per indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario per dolo eventuale. Detto fuori dal linguaggio cifrato della legge: Ballan avrebbe dovuto sapere che maneggiare con disinvoltura quella pistola carica in presenza di altri, lo esponeva al rischio di accoppare qualcuno. A farne le spese è stato Roberto Fusi. Viveva solo con l’anziana madre in via Zezio, a due passi dalla casa in cui ha trovato la morte.

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