Dalle banche alle onoranze funebri, presi altri due “banditi di confine”

L’operazione Un uomo di Bregnano e il complice di Milano accusati di una serie di colpi. A cominciare dal colpo alla Skill di Grandate. Le indagini in collaborazione con gli svizzeri

Il modo di agire della banda, composta da più persone, era spesso identico. Prima delle rapine venivano compiuti approfonditi sopralluoghi, poi un’auto “pulita” scortava la vettura rubata (cui erano oltretutto state applicate targhe a loro volta rubate) fino al confine. Infine, un componente della banda aspettava il ritorno dei rapinatori dal colpo per scortarli nuovamente – precedendoli – fino ad un’area tra Lomazzo e Guanzate dove le auto “sporche” venivano incendiate.

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Lunga serie

I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Como in collaborazione con il Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Cantù, hanno dato esecuzione ieri mattina a due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di due presunti componendi di una banda di rapinatori che agiva a cavallo del confine di Stato, con colpi portati a termine – o tentati – tra il Piccadilly di Novazzano (il 14 ottobre 2021), la banca Raiffeisen di Monteggio (sempre in Svizzera, il 9 dicembre 2021, sventato e che già aveva portato all’arresto di quattro presunti banditi), la Skill spa di Grandate e pure una impresa di pompe funebri del Milanese, la Gomaraschi, il 26 novembre sempre del 2021.

Indagine complessa, iniziata addirittura nell’ottobre del 2021 dopo la rapina a mano armata di Novazzano, che però ha condotto all’identificazione del presunto gruppo di fuoco che agiva con componenti in arrivo dalla Bassa comasca ma anche da Varese, Monza Brianza e Milano.

Ieri, nell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, sono finiti in manette per poi essere condotto in carcere Stefano Giordano, 55 anni di Bregnano, e Luigi Gilardi, 61 anni di Milano. A quest’ultimo viene contestato in concorso con altri e con ruoli diversi, il colpo alle pompe funebri e alla Skill, mentre il primo deve rispondere – oltre a questi due capi – anche per la rapina al Piccadilly e per la tentata rapina in banca. Già, perché l’assalto alla Raiffeisen fu sventato dai carabinieri in collaborazione con la polizia cantonale, informata di quanto stava avvenendo.

Giordano avrebbe scortato la banda fino al confine per attenderne poi il rientro, salvo allontanarsi dopo avere intuito la malaparata. Gli altri quattro componenti del gruppo di fuoco – a bordo di una Ford Focus con pistole, taser, passamontagna e fascette presumibilmente per legare i dipendenti – furono fermati in tempo e arrestati.

In manette per quel colpo naufragato finirono in quattro, Armando Galati (68 anni, residente in Calabria), Giovanni De Felice (60 anni, residente a Lonate Pozzolo), Giuseppe Rizzo (54 anni di Seregno) e Giuseppe Gesti, 59 anni di Cinisello Balsamo. Le indagini tuttavia sono proseguite e hanno portato ad attribuire anche a Giordano in ruolo, quello appunto di palo e vedetta appena fuori dal confine.

Mascherine

La banda, da quanto è stato possibile ricostruire, agiva con il volto coperto da mascherine, occhiali da sole e cappellini con visiera. Le auto usate per le rapine venivano rubate nelle settimane precedenti e poi bruciate dopo i colpi tra Lomazzo e Guanzate. Nell’assalto al Piccadilly furono rapinati 5 mila franchi, dal Mercedes Benz in uso alle pompe funebri sparirono 13 mila euro e infine alla ditta di Grandate, colpita mentre era in corso una riunione, sparirono due orologi da 45 mila e 25 mila euro, ma anche 5 mila euro in contanti e altri oggetti di valore per ulteriori 1.500 euro sottratti a dipendenti, dirigenti e consulenti.

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