Il boss racconta la ’ndrangheta nel Comasco: violenze, droga ed estorsioni

Il processo Esponente della famiglia calabrese Ficarra racconta in aula l’attività portata avanti in provincia. Un mondo fatto di prevaricazioni. «Estorto più di un milione di euro al’ex assessore Pravisano»

Il boss racconta la ’ndrangheta nel Comasco: violenze, droga ed estorsioni
In corso il processo sulla malavita organizzata calabrese nel Comasco

«Se avessimo voluto farti del male ti avremmo chiamato qui, nell’officina di mio zio? Stai tranquillo perché t’avremmo ammazzato direttamente, sparandoti in testa, ma non qui». C’è della logica – seppur agghiacciante – in quanto appena riferito. Poche parole che descrivono un mondo. Quello della ’ndrangheta attiva in provincia. La frase appena riportata è stata riferita ieri, davanti al Collegio di Como, da Domenico Ficarra detto “Corona”, 38 anni appena compiuti, «nato nelle famiglie di ’ndrangheta, cresciuto a Gioia Tauro, ma non affiliato con le procedure che pensate voi, ero semplicemente nato nella famiglia Ficarra e camminavo con il nome dei Molè».

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