CRV - Guarda (EV): “Inquinamento da Pfas, serve più trasparenza e informazione

(Arv) Venezia 24 gen. 2023  -La consigliera regionale di Europa Verde,  Cristina Guarda , ha tenuto oggi a palazzo Ferro Fini una conferenza stampa dal titolo 'Pfas: diritto all’informazione e difesa dell’agricoltura', per chiedere, assieme alle ‘Mamme No Pfas’ e a ‘Greenpeace’, con il supporto legale dell’avvocato Matteo Cerruti, maggiore trasparenza da parte della Regione del Veneto in ordine all’entità del rischio legato all’inquinamento da Pfas degli alimenti e ai pericoli per la salute dei cittadini. La consigliera ha anche chiesto alla Regione di assumere iniziative concrete per difendere la nostra economia e agricoltura, a fianco delle imprese che hanno sede nelle zone arancio e rosse, come già stanno facendo a livello istituzionale alcune regioni europee, come il Baden Würrtemberg in Germania, piuttosto che in Olanda, nello Stato del Maine negli Stati Uniti e del Victoria in Australia.

“Assieme alle ‘Mamme No Pfas’, in particolare a Michela Zambon, Cristina Cola e Michela Piccoli, a Greenpeace e all’avvocato Cerruti, stiamo portando avanti una importante battaglia per ottenere dalla Regione del Veneto maggiore trasparenza sui dati relativi all’inquinamento da perfluoroalchilici, come peraltro richiesto dall’ONU. Abbiamo aspettato un anno e tre mesi per avere risposta a una nostra interrogazione sul tema; mancano all’appello ben 340 campionamenti richiesti dalle ‘Mamme No Pfas’ per poter accertare in modo preciso il livello di contaminazione degli alimenti nelle zone arancio e rosse contaminate”.

Queste le affermazioni della consigliera Guarda, che spiega come “ci troviamo di fronte a un grave problema, che investe innanzitutto la salute dei cittadini, ma anche la nostra economia e agricoltura; un problema che dobbiamo affrontare con senso di responsabilità e non tentare di nascondere sotto il tappeto. Solo così potremo aiutare il settore agricolo a progredire e a difendersi dai nuovi Regolamenti Ue in materia. Ricordo, in particolare, il Regolamento Ue entrato in vigore il 1° gennaio 2023 che pone limiti stringenti al commercio di carne, uova, pesce e molluschi contaminati da Pfas (per la carne, la soglia- limite di inquinamento è di oltre 3 nanogrammi). Siamo chiamati a diffondere in modo chiaro i gravi rischi sanitari collegati all’inquinamento: l’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare ha spiegato che un bambino di 18 chilogrammi, dell’età di 4/5 anni, non possa mangiare cibo e bere acqua contaminati con più di 18 nanogrammi al giorno di 4 tipologie di Pfas su 4700; questo significa che un bambino che consuma 70 grammi di pomodori con una contaminazione pari a 0,2 nanogrammi al giorno di Pfas, assimila 14 nanogrammi di perfluoroalchilici e raggiunge così praticamente la soglia limite giornaliera di 18 nanogrammi. Anche perché a ciò si deve aggiungere la contaminazione dell’acqua che, pur bassa, è comunque presente, e la contaminazione ‘storica’, a partire dall’età neonatale e fetale. È quindi evidente che siamo di fronte a un preoccupante rischio sanitario che ci deve spingere ad agire con tempestività e in modo coordinato per contenere l’inquinamento degli alimenti. Anche perché è un rischio che pesa sulle casse della Regione del Veneto ma anche sulla stabilità economica delle imprese situate nelle zone arancio e rosse. In base ai dati forniti dall’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare, possiamo renderci conto di come anche il 95% dei prodotti agricoli che, fino al 2017 la Regione del Veneto aveva escluso da qualsiasi rischio, sottraendolo quindi ai controlli, ora invece sia coinvolto e debba essere monitorato e gestito per ridurre l’espansione delle sostanze perfluoroalchiliche. Nel 2018, infatti, EFSA ha rivisto drasticamente al ribasso la soglia di inquinamento da Pfas tollerabile negli alimenti. Nel 2020, c’è stato un ulteriore ribasso di questa soglia”.

“Le nostre imprese devono sopportare pesanti rischi sul fronte delle entrate e ingenti costi di gestione, senza avere colpa alcuna dell’inquinamento da perfluoroalchilici – ha evidenziato Guarda - Dobbiamo quindi intervenire a livello istituzionale: va garantita assistenza a tutte le imprese situate nelle zone arancio e rosse, dando loro consigli sulle corrette tecniche agronomiche da seguire, sulle buone pratiche da adottare, in ordine alle colture adatte, ai metodi di irrigazione efficaci, alla scelta di determinate qualità di prodotti agricoli che presentano una maggiore resistenza all’inquinamento da Pfas”.

“Combatto questa battaglia per garantire la salute dei cittadini e lo sviluppo del settore agricolo non in veste di politico, ma di imprenditrice – ha concluso Cristina Guarda – Perché solo in un ambiente salutare si può produrre cibo sano, ricordiamocelo bene”.

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