Domenica 27 Giugno 2010

Dopo le trivelle, la mafia
Il mare ha tanti nemici

ROMA - Non basta l'avidità delle compagnie energetiche in cerca di giacimenti di petrolio e gas: c'è anche la criminalità organizzata tra i "nemici" del Mediterraneo. Lo testimonia l'ultimo rapporto significativamente intitolato "Mare Monstrum" di Legambiente, che lancia l'ennesimo allarme per la tutela delle nostre coste.
Mafia, camorra e n'drangheta si dimostrano pericolose anche per l'ambiente, visto che gestiscono non solo il business dell'abusivismo edilizio (che deturpa da decenni i nostri litorali) ma anche quello dello smaltimento dei rifiuti tossici. Dalle discariche sulle coste allo sversamento illegale di liquami, fino al controllo sui depuratori fuori norma, le organizzazioni criminali stanno dando un contributo decisivo alla distruzione dell'ecosistema marino.
"Nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa - spiega il rapporto di Legambiente - è accertato il 59% del totale dei reati ai danni dell'ambiente marino". Il primato di infrazioni ambientali spetta alla Campania con 1.514 accertamenti; seguono la Puglia (1.338), la Sicilia (1.267) e la Calabria (1.160).
I settori in maggiore "espansione" per quanto riguarda le violazioni ambientali  sono quelli degli scarichi a mare (depurazione anomala, sversamenti illegali e perdite di idrocarburi sono in crescita del 45%) e l'inarrestabile abusivismo edilizio (l'anno scorso il cemento sulle coste è aumentato del 7,6% rispetto al 2008).
Non si salvano neppure le isole all'apparenza incontaminate: a Lipari stanno per partire i lavori per due nuovi porticcioli turistici, all'Elba si vogliono costruire due nuovi villaggi vacanze mentre a Lampedusa addirittura l'abusivismo edilizio si sviluppa anche sfruttando finanziamenti pubblici.
Stretto tra l'avidità delle società energetiche e quella della malavita, il Mediterraneo rischia sempre di più di trasformarsi in un paradiso perduto.

p.batte

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