Domenica 20 Febbraio 2011

Gli italiani parlano di bio
ma poi vanno al fast food

ROMA - Mangiare sano sembra proprio difficile. Le tentazioni della tavola, il fast food ma anche i cibi precotti o in scatola, tentano anche i più virtuosi, cioè chi compra frutta e verdura da agricoltura biologica o prodotti certificati (Dop e Igp). E così quasi quattro italiani su dieci (37%) vorrebbero mangiare più sano ma non ci riescono.
Le abitudini alimentari degli italiani sono state esaminate e raccolte nel primo rapporto Coldiretti/Censis da cui si evince che i "deboli" di fronte alle tentazioni della tavola sono più numerosi del quasi 33% degli italiani che dichiara invece di seguire una dieta sana.
Gli italiani hanno un comportamento contraddittorio con l'alimentazione: mangia nei fast-food ben il 27% di chi compra abitualmente prodotti del commercio equo e solidale, il 26,7% degli acquirenti abituali di frutta e verdura da agricoltura biologica, il 22,6% di chi acquista prodotti a denominazione di origine, e il 21,6% di coloro che acquistano direttamente dal produttore. Se da un lato c'è attenzione ai prodotti di qualità, circa un terzo delle persone che compra Dop, Igp acquista anche cibi precotti, addirittura ben più di due terzi acquista regolarmente scatolame mentre tra coloro che acquistano abitudinariamente prodotti dell'agricoltura biologica, circa tre quarti acquista anche surgelati e circa due terzi anche scatolame. Si tratta peraltro - spiega la Coldiretti - di una precisa scelta poichè il 34% degli italiani sostiene che la propria alimentazione dipenda in via prioritaria da caratteristiche e scelte soggettive, il 30,4% dalla tradizione familiare, e poco meno del 19% da quello che si può permettere, tenuto conto del reddito e dei prezzi.
La confusione alimentare - sostiene la Coldiretti - è il prezzo che si paga per gli effetti della globalizzazione, che ha portato sulle tavole degli italiani prodotti e modelli di consumo da ogni parte del parte del mondo. Una situazione che sta però facendo emergere in Italia tre linee di tendenza chiare: la ricerca della combinazione ottimale tra qualità, sicurezza e prezzo, la percezione della responsabilità sociale ed ambientale che ha ogni atto di acquisto e il rapporto tra il cibo e il territorio con il riconoscimento del valore che ha l'identità territoriale delle produzioni. «Lo dimostra il boom nel corso del 2010 dei consumi di prodotti biologici con gli acquisti che in controtendenza sono cresciuti in valore dell'11,6% o quello degli acquisti diretti dai produttori agricoli con ben 8,3 milioni di italiani che hanno fatto la spesa nei mercati degli agricoltori di campagna amica, per non parlare del successo dei prodotti a chilometri zero che hanno sviluppato un fatturato di 3 miliardi di euro».

s.golfari

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