Venerdì 01 Aprile 2011

Pesci d'aprile, su Internet
impazzano scherzi e bufale

ROMA Anche quest'anno, in occasione del primo di aprile, puntuali sono arrivati i tradizionali "pesci d'aprile": da Internet, alla stampa, ai social network tutti si sono sbizzarriti per inventarsi di sana pianta le notizie più sensazionali e fantasiose.
 Gmail, la posta elettronica di Google, ha lanciato su un video un innovativo sistema che mette al bando l'obsoleta tastiera, sostituendola con la webcam del computer per interpretare vistosi movimenti di tutto il corpo.
Acquisti fruttuosi invece per PirateBay, sito di scambi di file che comunica sul suo blog di avere acquistato eBay. E di averlo fatto nel modo più consono alla situazione: vincendo un'asta. Fra i pesci d'aprile telematici di oggi c'è anche YouTube, con un'improbabile Top 5 del 1911, una versione in bianco e nero dei video più cliccati. Invece LinkedIn, il social network dedicato al mondo del lavoro, ha preferito uno scherzo che prende di mira gli utenti più egocentrici: nel link «Persone che potresti conoscere» spuntano personaggi come Groucho Marx e Robin Hood.
Fra le tradizionali "bufale" della stampa, spicca quella del «Guardian». Il quotidiano britannico riportava in prima pagina la notizia di una convocazione dei rappresentanti del partito laburista per il 27 maggio, giorno delle nozze di Ed Miliband, "sommo" segretario generale del Labour. Altra bufala, quasi sicuramente, la notizia "esclusiva" del Tagesspiegel che Thilo Sarrazin, l'ex banchiere della Bundesbank finito nell'occhio del ciclone per le sue affermazioni razziste nei confronti dei musulmani in Germania, era stato scelto come candidato di punta della Fdp alle elezioni politiche di settembre a Berlino.
E infine un pesce d'aprile anche da parte di Survival International, l'organizzazione per la protezione dei popoli minacciati d'estinzione: questa ha diffuso un comunicato in cui annuncia una Storica sentenza del Tribunale per la Proprietà intellettuale delle Nazioni Unite che ha ordinato il pagamento dell`1% dei profitti sulle vendite delle patate di tutto il mondo agli Indiani sudamericani. La royalty - motiva la sentenza - va intesa come una «forma di riconoscimento del fatto che le patate così come le conosciamo noi oggi, sono a tutti gli effetti una creazione indigena».

a.cavalcanti

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