Lunedì 09 Maggio 2011

Gli italiani preferiscono
abitare nei piccoli Comuni

MILANO - Stop al traffico, al rumore, all'inquinamento a favore del verde, di prezzi più sostenibili e di tranquillità: oltre la metà degli italiani, il 51%, vorrebbe abitare in uno dei quasi 5.073 nei piccoli Comuni italiani con meno di cinquemila abitanti, alla ricerca di una migliore qualità della vita grazie a una maggiore sicurezza sociale, alla buona alimentazione, a un ambiente più sano e alla semplicità nel costruire rapporti personali più duraturi.
E' quanto emerge dal sondaggio effettuato dal sito www.coldiretti.it in occasione di «Voler bene all'Italia», la festa nazionale della Piccola Grande Italia.
In pratica c'è voglia di fuggire dai grandi centri non solo per la qualità della vita ma anche perché, dando un'occhiata ai listini dei prezzi, il carovita si può sconfiggere meglio se ci si sottrae alla grande distribuzione che impera nei centri maggiori, dove anche uscire per una serata a cena è diventata ormai un'impresa anche economica, soprattutto se si pensa a una famiglia-tipo composta da quattro persone.
Un interesse crescente quindi quello per i piccoli centri abitati confermato dall'aumento dell'8% del fatturato prodotto nei borghi più belli d'Italia dell'Anci, che ha raggiunto nel 2010 il valore di 1.058 miliardi. I risultati del sondaggio on line effettuato dalla Coldiretti, si legge in una nota, evidenziano una netta preferenza degli italiani per le realtà comunali al di sotto dei cinquemila abitanti, che sconfiggono sia le piccole che le grandi città, ma anche le metropoli urbane.
Solo una minoranza del 9% vorrebbe vivere in una grande metropoli con più di mezzo milione di abitanti, il 2% in una città con un numero di abitanti compreso tra cinquecentomila e centomila e il 38% in una con un numero di abitanti compreso tra centomila e cinquemila.
Nei piccoli comuni con meno di cinquemila abitanti, che rappresentano oltre il 70% del totale, vivono attualmente oltre dieci milioni di italiani che chiedono di recuperare in queste aree i troppi ritardi infrastrutturali e nei servizi offerti con interventi che vanno dalle tecnologie informatiche alle scuole, dagli ospedali alle poste fino ai presidi istituzionali. Già, perché se «piccolo è bello e conveniente» non è altrettanto vero che «piccolo è comodo».

s.golfari

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