Martedì 27 Settembre 2011

Addio a Sergio Bonelli
editore di Tex e Dylan Dog

MILANO Stasera, sicuramente, sarebbe stato al Blue Note di Milano per il concerto del batterista dei Rolling Stones, Charlie Watts, magari insieme al fido Mauro Marcheselli, il suo alter ego redazionale, e al pierre canturino Stefano Marzorati. Purtroppo, non ci sarà. Sergio Bonelli si è spento ieri mattina all'ospedale San Gerardo di Monza dove era ricoverato da qualche giorno per una malattia: milanese, classe 1932, avrebbe compiuto 79 anni il prossimo 2 dicembre. A piangerlo il figlio Davide, responsabile marketing della casa editrice, la moglie Beatrice, tutti di via Buonarroti e l'intero mondo del fumetto.
La malattia gli aveva impedito di essere, sabato scorso, a Città di Castello - dove in "Tiferno Comics" è in corso la mostra dedicata alla collana "Un uomo un'avventura", edita tra il '76 e l'80 dall'allora Cepim e nella quale Bonelli precorse il concetto di graphic novel - per ritirare il premio alla carriera. Ma, soprattutto, di fare la consueta telefonata all'amico Mauro tra il primo e il secondo tempo del posticipo calcistico domenicale di campionato.
Manca già a tutti: il vuoto che lascia è indescrivibile. Era figlio di Gian Luigi, il papà di Tex e il fondatore della casa editrice Audace. Nel '57 Sergio prese in mano l'azienda di famiglia, allora targata Cepim, subentrando nella direzione alla madre Tea. Come sceneggiatore e autore di storie, si firmava Guido Nolitta per non essere confuso con il padre: nel '58 creò "Un ragazzo nel Far West" disegnato da Franco Bignotti (il maestro di Claudio Villa), nel '63 suo "Il giudice Bean" illustrato da Sergio Tarquinio per la collana "Gli albi dei Cow Boy". Proprio quest'anno festeggia il mezzo secolo di successi la sua "creatura" più celebre, Zagor: un tarzanoide western con un pizzico di fantasy nel quale Bonelli sfogò la sua infinita passione per il genere avventuroso. Ma è stato nel '75 che  Sergio Bonelli diede vita al "figlio" di carta prediletto: Mister No, lo scanzonato pilota statunitense di Piper che vive incredibili avventure nella Manaus degli anni Cinquanta. Subentrò al padre sulle pagine di Tex con la storia "Caccia all'uomo" disegnata da Fernando Fusco (numero 183 della serie, gennaio '76). Scrisse poi "L'uomo del Texas" per i disegni del grande Galep (Aurelio Galleppini) nella collana "Un uomo un'avventura".
Ma, per "fiuto" e lungimiranza, è soprattutto l'editore Sergio Bonelli ad aver lasciato una lezione memorabile. Estremamente rispettoso delle personalità e della libertà di espressione degli autori e dei disegnatori, seppe avvicinare alla casa delle idee di via Buonarroti nomi illustri del fumetto mondiale: tra i tanti, Magnus, Joe Kubert, Victor De La Fuente e, per l'ultimo texone "Verso l'Oregon" (del giugno scorso), l'argentino Carlos Gomez, il disegnatore principe di Dago.
Nel 1986, il genio di Tiziano Sclavi gli regalò l'inatteso successo editoriale di Dylan Dog, unica testata a essere riuscita, per alcuni mesi, a superare la corazzata Tex nel numero di copie vendute in edicola. Di Tex, poi, quest'anno è stato festeggiato il numero 600: una longevità straordinaria.
Sergio Bonelli ha pubblicato le sue collane a fumetti in tutto il mondo: dal Brasile allo Sri Lanka, dalla Russia alla Finlandia. In Italia, negli ultimi anni, ha sperimentato con un discreto successo la formula editoriale delle miniserie: apprezzate "Brad Barron", "Volto Nascosto", "Caravan", "Demian" e la recente "Cassidy".
Praticamente, la sua vita era la redazione. Suonando al campanello del 38 di via Buonarroti, spesso apriva lui. Dopo una cena frugale - bresaola e formaggio, in frigo, non mancavano mai - spesso passava intere serate a scoprire il benché minimo errore in qualche tavola, a migliorare qualche sceneggiatura.
Nella redazione, in bella mostra, tante tavole originali: di Pratt, di Milazzo, di tanti grandi del fumetto. Ma Sergio Bonelli non si è mai dichiarato un collezionista: «Il fumetto deve essere un tipo di pubblicazione più popolare possibile: deve raggiungere tanti e costare poco» amava ripetere.
In redazione, il direttore editoriale Mauro Marcheselli si divide tra le tante telefonate di cordoglio. «Lavoro qui da venticinque anni: Sergio mi conobbe che ero a "Fumo di china". Fra noi c'era un rapporto strettissimo: ci sentivamo ogni giorno, anche la domenica sera a metà della partita. È difficilissimo parlare di Sergio ora che non c'è più: tantissimo il tempo trascorso insieme, al lavoro e no. Era molto di più che un amico...».
Da ventitré anni, il canturino Stefano Marzorati si occupa delle pubbliche relazioni della Bonelli: «Entrambi appassionati di cinema, entrammo subito in sintonia e insieme realizzammo il primo "Dylan Dog Horror Fest" nel 1987. Ci legavano tante cose, la musica, il jazz... Sergio è stato un grande professionista, un maestro del fumetto: la sua grandezza è nell'essere riuscito a proporre un prodotto di elevata dignità culturale».
La figura di Sergio Bonelli sarà ricordata in un incontro per festeggiare i 50 anni di Zagor al festival "Lucca Comics & Games" (dal 28 ottobre al primo novembre). Ma i tributi al più grande editore italiano di fumetti si susseguiranno numerosi. Sul sito Internet della Bonelli, ieri, migliaia di messaggi di cordoglio.
Andrea Cavalcanti

a.cavalcanti

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