Colin Farrell: basta droghe
Meglio il tè e i miei figli

Un racconto di redenzione quello dell'attore che spiega come ha ritrovato, con altri valori, uno stile di vita sano e corretto. Nonostante i personaggi interpretati al cinema

Anche i "peggiori" possono redimersi. Sullo schermo ma anche nella vita. "Drogarsi non è morale e non mi ha mai aiutato nè psicologicamente nè fisicamente, ma mi è sempre piaciuto il suo rituale. Ammetterlo è terribile. Ora però posso riviverlo con la cerimonia del tè, veramente piacevole. E mi
succede lo stesso con lo yoga".

Un altro "ragazzo perduto" si è addomesticato: Colin Farrell, nell'intervista pubblicata su "Io donna", racconta tutto di sè. "Non sono
un esperto di genetica e non so dire se esista una predisposizione
innata per certi tratti del carattere. So però che l'ambiente in
cui cresci è determinante, ti fa sentire uno stereotipo. Mi sto
però allontanando da quello vecchio per crearne uno diverso, più
in pace con se stesso. Provo gioia e piacere in questa nuova
lucidità, quando gioco con i miei figli, lontano dall'ossessione
del bere o di provare droghe" dichiara, ormai lontanissimo
dall'immagine dell'irlandese maledetto, dell'attore di genio etilico e imprevedibile.

Protagonista di "7 psicopatici", commedia di Martin McDonagh in uscita in Italia il 15 novembre, Farrell, interpreta l'unico personaggio sano di mente. "In genere mi offrono ruoli estremi... ma alla fine non si è rivelato così
difficile portare sullo schermo un autore irlandese, alcolizzato, che vive a Los Angeles?".

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