Il giro, mega spot

che spacca la città

Ieri pomeriggio, nella redazione del nostro giornale, c’è stata una scenetta significativa. Fianco a fianco, si sono trovati in ascensore da una parte gli inviati che tornavano dal Giro di Lombardia con ancora la luce negli occhi di quel “bendidio di emozione e poesia sportiva”, e dall’altra persone che avevano appena smesso il rosario di imprecazioni per quella “stupida corsa ciclistica” che aveva bloccato la città per ore. Quando si dice essere dentro la notizia. Eccolo lì, il tema che, oltre a spaccare amichevolmente la redazione per qualche minuto, aveva diviso per ore la città. Abbiamo contato: sono 34 le edizioni in cui la corsa a è arrivata a Como. Forse quando c’erano le piccole Fiat 127 e le 500 in strada, e le famiglie non avevano una vettura ciascuno, non era così tutto problematico. Ma certo la polemica sulla città paralizzata ha caratterizzato “il giorno dopo” di parecchi Giri di Lombardia.

Ieri mattina, già dalle 9, pur con la corsa ancora lungi dal prendere il via, Como era già bloccata. Con il record mondiale di rimozioni forzate, sembrava una sfilata di carro attrezzi con vetture in grembo. Possibile? Possibile. E sapete perché? Perché, nonostante le 34 volte sopracitate, questa città non ha ancora digerito questo appuntamento. O quantomeno, non l’annovera tra le feste comandate. Primo: la gente non lo sapeva. Bastava guardare le facce di chi al volante strombazzava: sembrava colpita da un meteorite. Palloncini colorati attaccati al filo, in balia degli eventi. Possibile che non sapesse? Anche qui: sì. Perché, e qui c’è una falla, l’operazione di divulgazione informativa è stata molto limitata. In futuro bisogna fare di più. Bisogna che ogni cittadino sappia (anche quello che non legge i giornali e non guarda internet o la tv) che c’è il Giro di Lombardia. In modo che non faccia la colossale fesseria di andare a fare qualche commissione inutile proprio in questa giornata. No, non guardateci di traverso: al Gp di Montecarlo, al quale assistiamo ogni anno, non abbiamo ancora visto nessuno alla fermata del bus del rettilineo d’arrivo aspettare la corsa del “6 barrato” e chiedersi perché non arriva. E le vetture in coda, attorno al circuito, sono per la maggioranza di addetti ai lavori e turisti tifosi. Nessuno si sogna di andare a prendere la frutta dall’ortolano dietro la curva di Santa Devota.

Chi ha assistito alla gara in tv, pur non essendo una novità, è rimasto un’altra volta colpito dal mega spot pubblicitario andato in onda per oltre due ore sul nostro territorio. Dobbiamo rinunciare per la impellente necessità di andare a comprare le uova proprio quel giorno lì a quell’ora lì? In futuro sarà fondamentale, lo diciamo al Comune, organizzare in anticipo una task force informativa porta a porta, via per via, con cartellonistica chiara, evidente, gigante, affinchè tutti sappiano, nei giorni precedenti. Se poi, informata la cittadinanza, qualcuno vorrà andare ancora a prendere le sigarette in macchina, proprio quel giorno lì a quell’ora lì, faccia pure. Ma non si lamenti.

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