Il ritorno alla natura

comincia dalla città

Alessandro Volta, nei tanti riferimenti che nel suo epistolario fa alla casa prediletta di Camnago, spiegava con entusiasmo ai corrispondenti di mezzo mondo la magia di passare in un’oretta di cammino dal centro della città all’aperta campagna. Un miracolo ancora possibile, dopo quasi duecento anni, che non vale solo per la Valle del Cosia cara allo scienziato, ma per un’infinità di aree verdi ricche di storia e di fascino, che circondano il capoluogo e innumerevoli paesi della provincia, e che dovremmo frequentare e raccontare ai forestieri con lo stesso entusiasmo con cui lo faceva il nostro concittadino. Si tratta di un potenziale enorme sia per migliorare la qualità della nostra vita sia per incentivare il turismo sostenibile, come fanno intuire i dati snocciolati ieri da Andrea Camesasca nel convegno che in Camera di commercio è stato dedicato al tema: 3 turisti su 10 in Europa scelgono la natura per le vacanze e 4 italiani su 10 nell’ultimo anno hanno fatto visita a una meta naturalistica.

Guardandoci intorno, però, l’eccezionale corona di colline, monti e parchi naturali che circonda gran parte del nostro territorio, mostra alcune buone pratiche e troppa incuria. Partiamo dal dato negativo, che ha come origine una mentalità diffusa: se ristrutturo casa, recupero sottotetti o cantine, insomma se faccio girare cemento, mi incentivano, mi sgravano e, una tantum, mi concedono anche un bonus per un’ulteriore cementificazione, se invece metto mano al giardino, al parco al bosco di proprietà, nulla. E gran parte delle aree verdi ai margini delle nostre città e dei nostri paesi sono private: a volte fondi di ettari ereditati prima ancora che da nonni o prozii, da un’altra civiltà, quella che coltivava, raccoglieva la legna per scaldarsi, sapeva costruire muri a secco. Gli esempi sono infiniti: appena sopra il lungolago di Como, all’incirca dalla fermata di Como Alta della funicolare (inattiva dagli anni Ottanta, quelli in cui è cominciato l’abbandono di tutte le vie verdi attorno alla città) a quella del Carescione, 50mila metri quadri di terreno privato sono ridotti come l’edificio diroccato e coperto di graffiti che si vede salendo; sopra Torno, il compendio del Castel D’Ardona, un tempo colonia estiva per i figli degli operai della Ticosa, è, scusate il gioco di parole, un’altra Ticosa a mille metri. Non mancano, si diceva, anche le buone pratiche: dalla greenway del Lario alla ciclovia dei laghi brianzoli; dal riempimento delle cave della cementeria di Merone, da cui è nata un’oasi, al recupero in chiave green del mulino di Baggero (insieme già costituiscono una risorsa turistica); dal Parco del Lura a quello della Spina Verde gruppi di camminatori e volontari li vivono ogni settimana; a Ponte Lambro hanno realizzato un percorso di archeologia industriale lungo il fiume.

Verrebbe voglia di citare altri esempi, ma resta poco spazio ed è meglio usarlo per fissare paletti per il futuro. In primis, la cura del verde non può prescindere dall’attenzione della politica e sarebbe utile attuare quanto proponeva nel 2010 l’allora assessore provinciale alla Protezione civile Polledrotti, mentre era ancora fresca la frana alle pendici del Baradello: i soldi, diceva, per curare i boschi ci sono (2 milioni di euro di oneri dalla terza corsia dell’A9 e altrettanti in arrivo per la Pedemontana) ma il problema è spenderli, perché in Lombardia, a differenza di altre regioni, manca un bando aperto ai privati. Costituire aree protette ed enti parco è importante, ma devono essere affidati a persone competenti e sostenuti nel tempo. Più di tutto conta la passione: degli amministratori locali per guardare oltre le piazze e valorizzare le connessioni verdi tra le aree urbane e con le colline circostanti; degli operatori, culturali e turistici, per costruire quella narrazione in grado di riscoprire il genius loci e rendere attrattivi questi percorsi per tutti. Nel nostro piccolo lo stiamo cercando di farlo con le “passeggiate creative”, che almeno sono servite a sfatare un mito: non è un pallino di pochi quello di valorizzare la natura che abbiamo intorno.

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