L’Italia galleggia
nel grande vuoto

La stampa straniera non riesce a capire come sia possibile che, nel nostro paese, le elezioni europee possano perfino determinare le sorti del governo nazionale. Ad onor del vero, ci sono altre peculiarità, non meno importanti, sulle quali un osservatore straniero avrebbe di che stupirsi. Ad esempio, l’ultima campagna elettorale si è imperniata più sull’acredine personale dei leader che su un vero confronto progettuale tra partiti. L’asprezza dei toni usati dai contendenti riflette, in fondo, il clima greve che da tempo si respira nel paese, di un paese che la recessione ha reso

irascibile, verboso e senza idee. In questo senso, la campagna elettorale ha rappresentato la quintessenza delle nostre mutazioni identitarie sulle quali sarebbe utile riflettere al fine di prendere atto che, dietro il profluvio abbacinante delle parole, tendiamo ad occultare il Grande Vuoto in cui tutti stiamo galleggiando miseramente. A Renzi, Grillo e Berlusconi va dato il merito di aver saputo ritrarre efficacemente l’immagine di un paese logorroico che non sa più ascoltare e che usa imputare agli altri tutti i guasti e i difetti nazionali. L’Europa, la Merkel, la Bce, gli Usa, il Fmi, Putin: a turno, tutti i nostri interlocutori vengono pretestuosamente tirati in ballo per giustificare le nostre inadempienze come se ci fosse un “complotto universale”, una sorta di “congiura degli dei” contro cui tutti ci sentiamo impotenti. In realtà, ci sarebbe da parlare della cronica incapacità di assumerci le nostre responsabilità, di sapere cosa esattamente vogliamo, di avere un minimo di identità collettiva. Ai giovani verrebbe da dire: fuggite via da questo malandato paese perchè l’Italia non è un paese per giovani. Formarsi all’estero, rifocillarsi di valori collettivi, scoprire cos’è l’etica pubblica, tutto questo non può che giovare ai nostri giovani nella speranza che, poi, un giorno, siano morsi dal desiderio di tornare. Non è vero sia diserzione lasciare il proprio paese. I veri disertori sono altri. Sono quelli che hanno un prezzo, che abdicano agli ideali, che entrano in politica solo per carrierismo o per avere visibilità. Inutile negarlo, agli italiani piace avere un padrone e blandirlo: pessimo esempio per i giovani perchè da padri inetti nascono solo giovani imbelli. C’è da capire i giovani che scappano via dal nostro paese, li abbiamo truffati parlando di una democrazia che non c’è più o, che, forse, non c’è mai stata. Grillo, Renzi e Berlusconi sono il triste commiato di questa democrazia ormai approdata allo stadio finale della “oclocrazia”: cioè, del governo delle plebi, delle moltitudini inneggianti al pastore (oggi, pudicamente, diciamo “leader”), che usa dire ciò che le folle desiderano ascoltare. Non è semplice deriva populista, c’è altro. C’è qualcosa di meta-politico, di antropologico, in questa irrefrenabile inclinazione ad invocare un “leader” da cui trae origine la desertificazione della politica italiana. Sono questi i temi su cui dovremmo riflettere dopo esserci divisi nella scelta tra Renzi, Grillo e Berlusconi. La nostra democrazia è profondamente malata. Non ci sono complotti né congiure: c’è solo l’ignavia e il vittimismo di un popolo che cerca di sottrarsi alle sue responsabilità invocando, ogni volta, un nuovo Messia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA