Lungolago e lucchetti,  c’è un muro da abbattere

Lungolago e lucchetti,

c’è un muro da abbattere

Ancora una piccola spinta e il muro viene giù. Abbiamo inaugurato ieri la seconda fase della nostra campagna per salvare la passeggiata di Como, il lungolago italiano più famoso al mondo, dal degrado al quale l’insipienza e l’arroganza della politica peggiore l’ha condannata da ormai quasi dieci anni.

È una battaglia civica. Civile. Simpatica. Propositiva. Una sfida al sonno nel quale i nostri amministratori sono rimasti colpevolmente immersi per intere legislature, che abbiamo lanciato l’anno scorso regalando ai lettori ma anche a tutti gli altri comaschi tre cartoline d’autore, firmate da Pierpaolo Perretta, che rappresentavano altrettanti scatti del famigerato “muro” di Como. Steccati. Palizzate. Cancelli. Inferriate. Ramaglie. Mostri mostruosi che impediscono ai residenti e ai turisti di mezzo mondo di vedere la meraviglia del lago e che ci hanno fatto raccogliere sessantamila cartoline con altrettante firme, che abbiamo poi consegnato a Palazzo Chigi come testimonianza di una comunità stretta attorno al suo giornale per ribellarsi al declino e chiedere con forza il ritorno della ragione e della bellezza.

Risultato: un successo clamoroso della campagna, che è stata ripresa da giornali, televisioni e siti italiani e internazionali, ha smosso la palude nella quale i lavori per realizzare le paratie antiesondazione erano ormai affondati, ha purtroppo registrato anche l’intervento della magistratura con una catena impressionante di arresti e procedimenti penali che andranno a maturazione nei prossimi mesi, e ha spinto Regione Lombardia a risolvere il contratto con la ditta Sacaim, avocare a sé la responsabilità dell’opera e promettere, con un intervento diretto di Roberto Maroni, una rapida soluzione del problema.

Bene. Non possiamo che dare credito al presidente della Regione. E ne siamo ben contenti. Prima tutto taceva. Ora tutto è in movimento. Ma visto che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, visto che alle promesse devono obbligatoriamente seguire i fatti e, soprattutto, visto che di promesse ci hanno infarciti, imburrati e strapazzati a tutta birra dall’ormai lontano 2008, pensiamo sia fondamentale che la comunità comasca dia proprio in questi giorni decisivi un’ulteriore prova di forza, di volontà riformatrice, di orgoglio civico e faccia sentire ancora una volta la sua voce. Proprio per questo motivo, abbiamo fatto stampare centomila lucchetti - colorati, spiritosi e leggerissimi, non vi preoccupate - arricchiti del logo storico de “La Provincia” e dell’hashtag tormentone #rivogliamoilnostrolago , per appenderli alle grate della vergogna.

Lo spunto, va da sé, è preso da un famosissimo per quanto contestatissimo romanzo adolescenziale di qualche anno fa, tutto imperniato sulla metafora del lucchetto appeso a un ponte romano come pegno di amore eterno tra due giovani innamorati. Sono ragazzi. Noi abbiamo voluto mutuarlo in modo ironico come metafora dell’amore altrettanto eterno e profondissimo che i comaschi provano per la loro città e per il loro lago. Ma anche come segnale d’allarme. Rimarranno lì appesi, tutti e quanti centomila, fino a quando tutte le grate, tutte le palizzate e tutte le altre schifezze non saranno rimosse per sempre dalla passeggiata cittadina.

Oggi, come ieri, in piazza Cavour, dalle dieci del mattino alle otto di sera, un nostro gazebo con i giornalisti e gli altri colleghi de “La Provincia” che vi regalano i lucchetti e vi accompagnano di fronte alla paratie, per attaccarli alla cancellata e, soprattutto, per fare assieme a noi una foto ricordo. Qualcosa che resti nella memoria come il concerto-reading “Omaggio alla bellezza perduta - Parole e musica per il lago rubato”, che ieri dalla tre del pomeriggio alle dieci di sera, ha aperto la settima stagione de “Le Primavere de La Provincia” alternando brani dei più stimati gruppi musicali comaschi a letture dedicate alla bellezza interpretate da noti e sorprendenti esponenti della società civile.

Insomma, è tutto pronto per abbattere una volta per tutte il muro. Noi ci siamo. E voi?

d.minonzio@laprovincia.it

@Diegominonzio

© RIPRODUZIONE RISERVATA