Storie d’animali
La Fondazione Antonio Ratti è da anni impegnata da un lato nella ricerca e nella conservazione della propria collezione tessile – una risorsa unica che racconta le storie tessili di diversi continenti ed epoche, dal terzo al ventesimo secolo; dall’altro nell’arte contemporanea, ambito in cui la Fondazione è coinvolta con attività di formazione e ricerca da più di trent’anni. Come per altre iniziative già realizzate dalla Far – per esempio i grandi progetti espositivi dedicati al suo fondatore Antonio Ratti o alla poliedrica figura di Seth Siegelaub – anche questa mostra ha una vocazione interdisciplinare e di ricerca.
Storie d’animali riunisce una selezione di opere provenienti dalla collezione tessile, caratterizzate da motivi animali appartenenti a contesti geografici diversi e realizzate nell’arco di circa duecento anni. In dialogo con questi materiali storici, una selezione di opere d’arte approfondisce e amplia ulteriormente la presenza degli animali nell’arte, aprendo a movimento e tridimensionalità, ad un’articolazione narrativa del tema, oltre che a prospettive non strettamente antropocentriche. Il tema “animali” è una delle tipologie di classificazione per motivo decorativo in ambito tessile, utilizzata anche nell’archivio digitale della Fondazione, in quanto soggetto ricorrente e trasversale, interpretato in diverse culture ed epoche. Storie d’animali raccoglie e racconta la versatilità di questo motivo decorativo nel tessuto.
Sono raccolti frammenti di intrecci cinesi e giapponesi datati a partire dal XVIII secolo, accostati alla produzione comasca novecentesca di Guido Ravasi, maestro dei tessuti d’arte, che ai motivi decorativi orientali si era liberamente ispirato. Ma la mostra comprende anche vesti, sempre con uno sguardo al sol levante, come il magnifico volo d’airone dipinto su stoffa e ricamo che è il soggetto di uno dei kimoni esposti. Altre sezioni approfondiscono motivi decorativi specifici come il tavolo dedicato alla farfalla, una raccolta articolata di carte, tessuti stampati, tessuti jacquard, disegni, prodotti in Francia e Italia nel XX secolo.
Una parete intera è riservata alla produzione alsaziana del XIX secolo che accoglie le magnifiche tele in cotone, tra cui tessuti per arredamento e una selezione di carte prova stampate a Lione a tema animali, sempre ispirati all’estremo oriente. Una raccolta è dedicata ai motivi novecenteschi prodotti in Francia, liberamente ispirati ai cartoni americani, dove l’animale viene antropomorfizzato. Qui si accosta il tessuto con la pubblicazione How to read Donald Duck di Ariel Dorfman e Armand Mattelart, che Seth Siegelaub pubblicò in inglese con la sua casa editrice International General. Il libro, censurato e condannato per anni, è diventato un manifesto di critica marxista al capitalismo e corporativismo americano. Infine, una piccola sezione raccoglie anche dei disegni di insetti, declinati in diverse forme e fatture.
Il dialogo con le opere d’arte contemporanea parte da alcuni pezzi della collezione della Far come l’opera di Walid Raad, More and more letters to the reader (2021) con cui l’artista produce un’anomala narrazione dove degli insetti riproducono alcuni motivi per ceramica provenienti dalla città di Iznik in Turchia su alcuni pezzi della collezione della Fondazione. Tra le altre opere d’arte, Untitled (2007) di Joan Jonas rappresenta un’esplicita affinità di forme con i reperti tessili: un disegno di una farfalla su raso di seta, soggetto ricorrente nell’opera dell’artista. Le maschere di Bali di Luigi Ontani ci rimandano all’oriente indonesiano, a culture e a forme diverse, incorporando discretamente elementi animali.
Monaco Volpe (2025), la piccola fusione in bronzo di Annie Ratti, nasce da un’approfondita ricerca sulle molteplici narrazioni popolari, mitologiche e folcloristiche che coinvolgono la volpe in svariati contesti culturali dall’Europa al Medio Oriente, dall’Oriente all’Africa Subsahariana. Installata tra i libri della biblioteca, l’opera diventa una presenza metamorfica e spirituale. La mostra si arricchisce anche di alcuni contributi video, in The nightwatch (2004), Francis Alÿs fa uso del sistema di sorveglianza della National portrait gallery per riprendere una volpe che si aggira furtiva nelle sale del museo londinese. Nell’installazione Swan goes to the sea (2012 - 2014) l’artista Shimabuku guida alcuni pedalò a forma di cigno a migrare dalle acque di fiume verso l’oceano, dando una visione onirica della nostra relazione con gli animali. Infine, il film della regista Moyra Davey Horse opera (2020 - 2022) apre a uno sguardo narrativo e filosofico, dove gli animali entrano nell’obiettivo attraverso sguardi intimi e poetici.
La mostra è aperta al pubblico fino al 14 giugno, da lunedì a venerdì, dalle 10 alle 17.