Fabio Cleto e Stefania Consonni
Ospiti della Fiera dei Librai, Fabio Cleto e Stefania Consonni presentano «Tempo di serie: rigenerazione. Riprese. Risignificazioni. Ritorni», volume che inquadra la serialità come paradigma per letteratura, teatro, fotografia e pratiche di intrattenimento
Il tempo è la sostanza della narrazione. Lo è in modo evidente nelle forme della narrazione seriale, come dimostra la produzione culturale degli ultimi venticinque anni. Oltre i confini del linguaggio televisivo e cinematografico, il volume ragiona su questo «tempo di serie», inquadrando la serialità come paradigma per letteratura, teatro, videoarte, musica, fumetti, fotografia, animazione e varie forme e pratiche di intrattenimento. Questo tempo viene osservato attraverso il filtro cognitivo della «rigenerazione». Ripensa la serialità attraverso la metafora biologica della riproduzione e della successione, e indaga la rigenerazione come motore della rappresentazione mediale, come cifra di produzione discorsiva e testuale (la creazione e ri-creazione) legata a questioni nodali nella cultura contemporanea, come la transmedialità, la risemiotizzazione, la transcodifica, l’adattamento, l’appropriazione. Tutte forme, queste, di rigenerazione della discorsività: di linguaggi, sistemi di segni, scenari sociali e immaginari espressivi, sociotecnici e culturali.
Dialoga con gli autori: don Giuliano Zanchi, scrittore e professore di Teologia
Fabio Cleto insegna Letteratura inglese, Storia culturale e Transmedialità all’Università di Bergamo. È autore tra l’altro di «Intrigo internazionale. Pop, chic, spie degli anni Sessanta» (Il Saggiatore, 2013), e ha curato «Tempo di serie. La temporalità nella narrazione seriale» (con F. Pasquali, Unicopli, 2018).
Stefania Consonni insegna Teoria e tecnica del racconto, Transmedialità e Comunicazione intersemiotica all’Università di Bergamo. È autrice di saggi e volumi sulla cultura visiva, estetica, letteraria e discorsiva moderna e contemporanea. Di prossima uscita il suo volume «La linea e la lettera. Un’analisi strutturale della bellezza» (Mimesis, 2026).