Et in terra pax
Spettacolo della compagnia Teatro In-Stabile delle scuole Parini - Virgilio
Et in terra pax
Direzione progetto Franchino Campanella
Testo di Marco Ballerini e Micol Di Russo con il contributo degli alunni dei plessi Parini - Virgilio
Direzione attoriale di Marco Ballerini
Aiuto direzione attoriale: Micol Di Russo
Direzione d’orchestra e arrangiamenti: Umberto Valesini
Direzione coro: Silvia Pacione
Direzione danza e coreografie: Ivana Matola
Grafiche: Daniela Musa
La compagnia del Teatro In-Stabile delle Scuole Parini - Virgilio presenta lo spettacolo Et in terra pax, favola allegorica che esplora la necessità di una pace attiva “originata dal basso”, da intendersi non come semplice assenza di conflitto, ma come una condizione che nasce dalla responsabilità collettiva, dal potere delle idee e dalla cura dell’altro. La narrazione segue un tempo circolare e indefinito in cui la Pace è stata rapita e segregata, lasciando il mondo nel caos e costringendo i protagonisti a un viaggio paradossale per colmare questo vuoto.
L’opera attiva un cortocircuito energetico tra antico e contemporaneo, complici le molte voci chiamate in causa: partendo dalla riscrittura de La pace di Aristofane, la forza visionaria dell’individuo viene celebrata nel brano A million dreams (tratto da The greatest showman). Il racconto prosegue richiamando la visione critica di Bertolt Brecht sulla guerra come affare economico e citando le parole di Riccardo Muti sul valore civile della cultura.
La resistenza e la liberazione della Pace, accompagnate dal brano Stay e dal movimento dei ragazzi, si nutrono del “testamento” di centomila morti scolpito nelle parole di Piero Calamandrei e delle parole di Gino Strada sulla guerra come “follia collettiva” da abolire. Durante lo smantellamento del muro dell’incomunicabilità, i versi della canzone La cura di Franco Battiato e Manlio Sgalambro trasformano l’aver cura dell’altro in un necessario gesto di creazione e resistenza, ricordando che i confini sono invenzioni e che l’umanità deve superare il proprio “esame” per poter seminare e nutrire nuovamente la Terra.
Lo spettacolo termina con le voci degli alunni unite per la pace e la celebrazione del valore della vita. Perché l’idea stessa della pace deve essere inventata, e poi inventata nuovamente ogni giorno: è una forza creativa, proprio come l’opera messa in scena.