Winnie the Pooh – Ora abbiamo sei anni
Inizia la nuova Stagione famiglie del Teatro Sociale
Winnie the Pooh – Ora abbiamo sei anni
Dall’opera di A. A. Milne
Con Miriam Costamagna e Andrea Lopez Nunes
Regia, drammaturgia e scene Enrica Carini
Sagome e figure Gabriele Genova
Musiche originali Paolo Codognola
Disegno luci Rossella Corna
Costumi Tania Fedeli
Il Teatro Sociale inaugura la Stagione famiglie 2026/27 con Winnie the Pooh – Ora abbiamo sei anni, uno spettacolo di Drogheria Rebelot, prodotto da Fondazione teatro ragazzi e giovani onlus, ispirato all’opera di A. A. Milne, consigliato dai 3 anni. Un appuntamento che arriva in un anno particolarmente significativo: nel 2026 ricorrono infatti cento anni dalla prima pubblicazione di Winnie the Pooh, il personaggio che da generazioni accompagna bambine e bambini – e i loro genitori – nel territorio sospeso tra immaginazione, gioco e realtà.
Lo spettacolo prende le mosse da un momento di passaggio: il primo giorno di scuola di Christopher Robin. Tutto è pronto per cominciare: i banchi, la lavagna, i libri, le matite nuove. Ma per Christopher iniziare la scuola significa anche lasciare, almeno in parte, quel tempo dell'infanzia in cui era possibile semplicemente “fare niente”: passeggiare, giocare, ascoltare le cose che non si possono sentire e non preoccuparsi. Accanto a lui c'è Anne, la sua migliore amica, che lo aiuta ad affrontare la novità proponendogli di tornare, attraverso i ricordi, nel luogo speciale della sua infanzia: il Bosco dei cento acri. Ed è così che prendono vita le avventure vissute insieme a Winnie the Pooh e agli altri amici: le passeggiate, le spedizioni, l'alluvione, il salvataggio di Porcelletto e tutti quei momenti che hanno costruito il suo mondo immaginario.
Il viaggio nel ricordo diventa così un modo per affrontare la paura di crescere. Diventare grandi non significa necessariamente perdere ciò che si è amato da bambini: i ricordi, l'immaginazione e la capacità di meravigliarsi possono continuare ad accompagnarci, anche quando la realtà sembra prendere il posto del gioco.
A raccontare questa storia sono due performer, attori e narratori, che animano sulla scena il mondo di Christopher Robin attraverso un particolare intreccio di linguaggi. Christopher e Anne sono rappresentati da marionette a grandezza naturale, animate direttamente a vista, mentre Winnie the Pooh e gli altri abitanti del Bosco dei cento acri – da I-o a Porcelletto, Tigro, Can e Guro, Coniglio e Gufo – prendono vita attraverso il teatro d'ombre. La scena diventa così contemporaneamente una piccola scuola e un bosco: il presente del primo giorno di scuola si intreccia con i ricordi e le avventure dell'infanzia, in un continuo passaggio tra realtà e immaginazione. È proprio l'ombra uno degli elementi centrali dello spettacolo: un luogo nel quale custodire ricordi e desideri e nel quale poterli rendere nuovamente vivi. Un territorio che appartiene naturalmente all'infanzia, quando il confine tra ciò che è reale e ciò che si può immaginare è ancora mobile, ma che può continuare a esistere anche nell'età adulta.
La storia affronta con delicatezza alcuni temi universali: la paura di crescere e cambiare, l'amicizia e la cura dell'altro, il rapporto con l'immaginazione e la meraviglia, la nostalgia e la forza dei ricordi.