Il festival Casta diva prosegue il suo percorso alla riscoperta delle figure che hanno segnato la storia del melodramma con un nuovo omaggio a un artista che ha rivoluzionato il canto lirico e conquistato il mondo: Enrico Caruso.
Protagonisti del concerto saranno Riccardo Benlodi, tenore, accompagnato da Giorgio Pertusi al mandolino e Alessandro Calcagnile al pianoforte, interpreti di un programma capace di restituire tutta la forza espressiva e la straordinaria popolarità del repertorio carusiano.
Tra i numerosi brani in programma, il pubblico potrà ascoltare alcune delle pagine che hanno reso immortale il repertorio di Enrico Caruso, in un affascinante percorso che unisce il grande melodramma italiano alla più autentica tradizione della canzone napoletana. Il concerto comprenderà la celeberrima Una furtiva lagrima dall'Elisir d'amore di Gaetano Donizetti, su libretto di Felice Romani (1832), una delle arie che più di ogni altra hanno accompagnato la carriera del tenore napoletano. Accanto al capolavoro donizettiano risuoneranno alcune delle melodie che Caruso contribuì a far conoscere in tutto il mondo attraverso le sue memorabili incisioni discografiche: Santa Lucia (1849), nella versione di Teodoro Cottrau dall'originario testo napoletano attribuito a Guglielmo Cottrau; ’O surdato ’nnammurato (1915), con musica di Enrico Cannio e versi di Aniello Califano; Core ’ngrato (1911), composta da Salvatore Cardillo su testo di Riccardo Cordiferro; ’A vucchella (1904), raffinato incontro tra la musica di Francesco Paolo Tosti e la poesia di Gabriele D'Annunzio; Torna a Surriento (1902), di Ernesto e Giambattista De Curtis; la celeberrima ’O sole mio (1898), con musica di Eduardo Di Capua, cui si affianca il contributo compositivo di Alfredo Mazzucchi, e testo di Giovanni Capurro; fino a Funiculì, funiculà (1880), brillante pagina di Luigi Denza su versi di Peppino Turco, composta per celebrare l'inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio. Un programma che restituisce tutta la straordinaria versatilità interpretativa di Caruso, capace di passare con naturalezza dalle grandi arie operistiche alle canzoni popolari, contribuendo in modo decisivo a diffondere nel mondo il patrimonio musicale italiano.