Paolo Donà presenta Alberto Longatti 21 agosto 2023. Luoghi, ritratti, racconti (New Press Edizioni) con letture di Pietro Bedetti.
Alberto Longatti (1931-2024) è una figura autorevole nel panorama culturale comasco del Novecento per merito professionale e per impegno sociale. Come giornalista culturale dichiarato, oltre che con il quotidiano La Provincia (dal 1962 al 1995) ha collaborato con diverse testate anche nazionali e con numerose riviste di cui si ricorda Quadrante Lariano (1969-1972) da lui stesso fondata. È inoltre autore di numerosi libri e saggi dedicati prevalentemente alla storia locale con diffusione nazionale. Il libro contiene un’intervista (svoltasi il 21 agosto 2023) alla ex Casa del Fascio in cui si sviluppano – con un taglio prevalentemente architettonico – gli argomenti principali della storia del XX secolo, in particolare degli anni Trenta, quelli dei grandi interpreti da Bontempelli a Radice, Da Sant’Elia a Terragni. Poi la pubblicazione raccoglie 25 brevi saggi scelti dal curatore che testimoniano sia l’ampia estensione del lavoro di studio, approfondimento, interpretazione e comunicazione svolto da Longatti nel tempo, sia il suo stile aggiornato, carismatico e performante presente nella quotidianità dei rapporti con numerose realtà socioambientali.
Quindi si delineano dei percorsi nella storia del secolo breve, costruiti - con raffinata profondità critica ed efficacia didattico/divulgativa - sulle qualità intellettuali dei personaggi e sulle caratteristiche fisiognomiche dei luoghi. In altri termini la radice dell’identità culturale lariana contemporanea (almeno fino ai primi anni 2000) sotto forma di “cronaca vasariana”.
Per il curatore, il tributo alla prolifica opera e alla longeva missione dell’autore, si compie organizzando il racconto secondo temi che vanno dal futurismo, all’integrazione delle arti fino al teatro e al volo idro, anche con specifiche bibliografie dedicate e con brevi riferimenti a situazioni estese su piani di approfondimento interdisciplinari. La complessità, le grandi trasformazioni, gli eventi tragici del Novecento ci inducono a rileggere anche ripetutamente brani di storia in chiave profetica e a ridimensionare velocemente modelli di sviluppo per bilanciare l’umano incompiuto e il naturale mutevole. Simultaneamente il confronto qualitativo fra scala individuale e sociale secondo le diverse declinazioni etniche, religiose, economiche etc può condurre a propositi evoluzionistici tanto sperimentali quanto pericolosi sui profili ambientali e culturali. Se il Novecento è stato la riscoperta dell’“utopia armonica” per usare un linguaggio caro al Razionalismo architettonico, la sua eredità è la consapevolezza dell’”eterotopia tecno-sensoriale” che si propaga senza limiti dall’inconsistenza dell’espressione all’opprimente peso del potere.