Tornano due interpreti già apprezzati in passato dal pubblico di LacMus festival, il flautista scaligero Andrea Manco e l’arpista Stefania Scapin (nella foto). Ancora un concerto imperniato sul fascino magico dell’arpa, dunque. Il programma si apre con Two medieval dances di Michael Amorosi, arpista e compositore neo-tonale del secondo Novecento, che incarnano un’arcaicità inventata: l’iniziale ostinato della seconda danza ricorda il canone medievale Sumer is icumen in. A ritroso nel tempo, si salta poi a Marin Marais, il maggiore virtuoso di viola da gamba di epoca barocca. La sua figura è diventata popolare grazie al film Toutes les matins du monde. Le sue Folies d’Espagne sono una serie di variazioni sul classico giro di accordi della folía, introdotto in Portogallo alla fine del XV secolo. La Partita in mi minore di Johann Sebastian Bach è naturalmente una suite di danze, stilizzate ma che all’epoca del compositore si ballavano ancora. La Fantasia n. 7 per flauto solo di Georg Philipp Telemann è invece di concezione più libera: si apre come un’ouverture alla francese, con un ritmo puntato, e poi lo ripropone varie volte alternandolo a episodi a contrasto. La Danza degli spiriti beati di Christoph Willibald Gluck è una delle pagine più note dell’opera Orfeo ed Euridice. Ne esistono due versioni: la seconda, concepita per un allestimento francese, contiene una parte di rilievo per il flauto. François Borne fu un virtuoso e un innovatore della meccanica dello strumento; scrisse anche molta musica, che è tutta perduta tranne la Fantaisie brillante sur Carmén, che ripropone e varia alcuni temi dall’opera di Bizet, tra cui la celebre Habanera. Maria-Félicie-Clémence de Reiset, viscontessa di Grandval, fu una nobildonna francese che studiò musica con grandi maestri (Saint-Saëns, Chopin) e lasciò una gran mole di composizioni, di solito firmate con pseudonimi, poiché l’occuparsi di musica era considerato cosa indegna del suo status sociale. La Valse mélancolique per flauto e arpa, pubblicata nel 1898, è una valse en rondeau con un tema principale che non sarebbe fuori luogo nel repertorio di Charles Aznavour. Argos per flauto solo di Salvador Espasa Cháfer, flautista e compositore di Valencia, è ispirato alla figura mitologica di Argo, il mostro dai cento occhi. Esso rientra quindi nel filone delle composizioni in cui il suono del flauto evoca un’immaginaria grecità, il cui atto di fondazione è riconducibile a Syrinx di Debussy. Tuttavia il brano incorpora anche suggestioni del flauto jazz, in particolare dei suoni mugolati di Roland Kirk. L’incantevole Sicilienne op. 78 di Gabriel Fauré fu scritta in origine per orchestra, come parte delle musiche di scena per Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck, ma poi il suo semplice disegno di melodia accompagnata da arpeggi le ha assicurato vita propria nelle trascrizioni più varie. La suite Histoire du tango di Astor Piazzolla fu invece scritta per flauto e chitarra; Café 1930 è un distillato struggente dell’ispirazione nostalgica del suo autore. Rūmī – Danza d’Oriente per arpa sola di Stefania Scapin è un omaggio all’omonimo mistico e poeta persiano, mentre le Danze rumene di Béla Bartók sono un profumato bouquet di melodie contadine della Transilvania, raccolte dal compositore ungherese sul suo inseparabile fonografo a cilindri e anch’esse esistenti in numerose versioni strumentali diverse.