Nelle giornate di Commemorazione di tutti i defunti, arriva Ridente la calma, una performance di Mario Bianchi che trasforma il teatro in un rito collettivo, intimo e sorprendente, per riflettere sulla morte e, soprattutto, sulla bellezza della vita. Trenta minuti, una bara e trenta spettatori. Sono questi gli elementi essenziali di Ridente la calma, la performance ideata da Bianchi e interpretata insieme a Stefano Andreoli, prodotta da Amadomio, con gli oggetti di Graziano Venturuzzo, suoni e immagini di Andrea Bernasconi, illustrazioni di Marco Muzzolon.
Attorno a un morto, gli spettatori sono invitati a entrare in una dimensione sospesa, quasi onirica, in cui parole, suoni, immagini e oggetti si intrecciano per dare vita a un’esperienza teatrale fuori dall’ordinario. Non una celebrazione della fine, ma un rito che guarda all’esistenza nella sua interezza, riconoscendone le fragilità, le contraddizioni e le meraviglie. Attraversare il tema della morte significa, in questo caso, tornare a interrogarsi sulla vita: sui legami che la rendono preziosa, sulla capacità di riconoscere la bellezza anche quando il dolore sembra prevalere, sul valore dell’arte e della natura come occasioni di scoperta e di crescita. La scena diventa così uno spazio di condivisione e ascolto, in cui ciascuno può trovare suggestioni personali e, al tempo stesso, partecipare a una riflessione comune sulle ragioni per cui vale sempre la pena vivere.
Con la sua durata contenuta e il numero limitato di spettatori, Ridente la calma propone un incontro ravvicinato con il teatro, un’esperienza immersiva che rompe la distanza tra palcoscenico e platea e invita a lasciarsi attraversare da emozioni e pensieri. Un appuntamento che affronta un tema universale senza rinunciare alla poesia, affidando all’immaginazione la possibilità di aprire nuove prospettive sul nostro stare al mondo.