La piccola azienda  pensa alle famiglie  Alle 16.30 tutti a casa
Erba L'azienda Elettrozinco di via Casina California. I due fondatori, i fratelli Giovanni e Mario Ratti; la titolare Daniela Ratti alla sua scrivania; l'azienda da fuori; foto di gruppo dei titolari e dipendenti

La piccola azienda

pensa alle famiglie

Alle 16.30 tutti a casa

Elettrozinco di Erba ha strutturato l’orario mettendo al primo posto le esigenze delle donne. «Partiamo alle 7, il lavoro è importante ma non è tutto»

La cultura imprenditoriale è quella della Brianza, ma l’attenzione al welfare e alla sicurezza ricorda le aziende del Nord Europa.

Orari flessibili per le donne, tutti a casa alle 16.30 per godersi la famiglia, manutenzione maniacale delle macchine per evitare gli infortuni sul lavoro: alla Elettrozinco di Erba sembrano aver trovato la formula magica per far convivere la fatica e il diritto a godersi la propria vita e i propri affetti. Al vertice di un’azienda così non poteva che esserci una donna, una mamma.

Il team

Elettrozinco è stata fondata nel 1981 da Giovanni Ratti, insieme al fratello minore Mario. Agli esordi l’azienda si occupava della zincatura dei metalli, sui manufatti in acciaio veniva applicato uno strato di zinco per evitare il processo di ossidazione. Con il passare degli anni è cambiato tutto: morto Giovanni, oggi Elettrozinco è gestita da sua figlia Daniela insieme allo zio Mario.

«Io sono la donna d’acciaio, lui è l’uomo di ferro: è mio zio, ma potremmo essere fratelli. Anche perché abbiamo solo 11 anni di differenza». Daniela ha davvero la stoffa dell’imprenditrice: ha raccolto il testimone dal padre e insieme a Mario ha convertito il processo produttivo per occuparsi del decapaggio e della passivazione dei metalli.

«Ci collochiamo a metà della filiera produttiva - spiega Daniela dal suo ufficio di via Cascina California - riceviamo prodotti metallici non finiti e li trattiamo con una serie di procedimenti per pulirli e renderli nuovamente inossidabili. Trattiamo qualsiasi tipo di materiale, dalle maniglie ai componenti delle automobili, poi li passiamo ai colleghi che si collocano nella parte finale della filiera».

L’attenzione al cliente è massima. «Se riceviamo dei prodotti che non sono stati lavorati bene, lo segnaliamo al cliente. Non saremmo tenuti a farlo, ma è un servizio molto apprezzato da chi ha scelto di lavorare con noi, utile per incrementare la fiducia reciproca».

Riconvertire la produzione, lavorare con prodotti e clienti molto diversi fra loro sono gli ingredienti che hanno consentito alla Elettrozinco di superare la crisi del 2009 e degli anni successivi. «C’erano giorni in cui eravamo qui solo io e Mario - racconta l’imprenditrice - e il telefono non suonava. La crisi è stata dura, ma abbiamo saputo riprenderci e ogni anno che passa cresciamo un po’ di più. Il merito è anche della sintonia tra noi due titolari e della fiducia che abbiamo l’uno nell’altra».

Oggi Elettrozinco conta complessivamente dieci lavoratori, compresi Mario e Daniela, tutti sono a tempo indeterminato fatta eccezione per una ragazza che ha un contratto interinale. Su dieci persone, sette sono donne e alcune lavorano in produzione: in un settore prettamente maschile come quello metallurgico, si tratta di un caso eccezionale. La vera rivoluzione, in ogni caso, è legata al trattamento delle dipendenti.

«Da noi - spiega Daniela - l’attenzione alle donne è fortissima. Hanno orari flessibili in base alle esigenze personali, c’è chi entra prima e chi esce dopo. E poi c’è una regola che vale per tutti: la Elettrozinco chiude alle 16.30. Lavoriamo comunque otto ore, ma preferiamo partire presto la mattina per occuparci della famiglia nel tardo pomeriggio».

All’inizio, ricorda Daniela, la scelta è stata criticata. «I colleghi e i clienti non concepivano che dei brianzoli potessero chiudere alle 16.30. Poi abbiamo dimostrato loro che la qualità viene prima della quantità, che tra le 7 e le 8 di mattina - quando le altre aziende sono chiuse - riusciamo a rendere moltissimo».

La cultura

L’azienda è brianzola, eccome. «Siamo brianzoli, la cultura del lavoro è quella. Il mio socio Mario lavora come un mulo in produzione e ha l’energia di due persone, diamo il massimo e i clienti riconoscono la nostra fatica. Eppure sappiamo che il lavoro non è tutto: esiste la famiglia, esistono i figli, e meritano il giusto tempo. Anch’io sono mamma e non ho fatto un figlio per vederlo un’ora al giorno. Prendete Antonia (una delle dipendenti, ndr): da quando è con noi, è riuscita a partecipare alle recite di Natale dei suoi figli; prima era impensabile».

Maniacale è anche l’attenzione alla sicurezza. Qui la manutenzione dei macchinari è una priorità: «E se mi accorgo che i manutentori non sono all’altezza, li cambio. L’ho già fatto in passato. Tutti seguiamo corsi di aggiornamento sulla sicurezza, abbiamo quattro dipendenti con le certificazioni dei corsi di primo soccorso e quattro con le certificazioni dell’antincendio. Gli esperti di sicurezza vogliamo averli in casa, la formazione viene prima di tutto».


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