Lunedì 11 Giugno 2012

Il sindaco
androclo
e le spine
di Como

  Mario Lucini è il sindaco della porta accanto. Tutto il contrario del politico di professione, dell'amministratore spocchioso e saputello che tende, anzi predilige, a mantenere le distanze dal popolo gleba utile solo quando è chiamato a tracciare la croce sulla scheda elettorale. Anche per questo l'attuale sindaco di Como ha ottenuto l'importante risultato che lo ha portato a rompere l'egemonia di un centrodestra comasco peraltro già in rotta di suo.
 Non sono stati pochi coloro, in città, che pur senza conoscere la persona, aver notizia delle sue idee e dei suoi programmi, e anche non gradendo alcuni compagni di viaggio, lo hanno scelto. «Voto Lucini perché è una brava persona», hanno rivelato in molti non tutti affini al centrosinistra.
Nonostante questo clima da luna di miele prima delle nozze, i primi passi del sindaco che ha promesso di cambiare passo a Como, non sono stati agevoli. L'annuncio dell'incremento della pressione fiscale locale, forse inevitabile ma difficile da digerire, i problemi viabilistici immediati e annunciati indipendenti dalla volontà degli attuali amministratori (ma vallo a spiegare ai cittadini incolonnati e collerici), il dedalo del cantiere delle paratie con riflussi gastrici su piazza Cavour, una macchina comunale con il motore ingolfato e poche o nulle riserve di benzina, sono spine che pungono il fianco e non solo di una città stremata e sull'orlo di una crisi di nervi.
L'attesa è quella del leone davanti al Lucini Androclo della leggenda. Se il sindaco non riuscirà a levare la spina rischia di essere sbranato. E con lui tutta l'amministrazione. Ecco perché sarebbe importante per la città che il consiglio comunale, oggi al via molto rinnovato, fosse in grado di ritrovare il suo ruolo che, per tante ragioni, ha smarrito nell'ultima tornata amministrativa.
Nel pieno rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione c'è l'occasione per costruire una legislatura quasi costituente, dove tutti, a prescindere dalla posizioni personali e politiche, spingano dalla stessa parte per portare la città fuori dalle secche.
Occorre l'impegno del sindaco e dalla giunta nel creare un rapporto più costruttivo rispetto al passato con l'assemblea cittadina, anche a costo di andare al di là della dialettica sancita dal quadro normativo.
Alcune decisioni su temi fondamentali come il lungolago e la Ticosa sono state prese in sedi estranee al precedente consiglio comunale che ne è rimasto all'oscuro. Questo ha contribuito ad alimentare la frustrazione e la conflittualità dei consiglieri. E, come si è visto, gli stessi progetti ne hanno risentito in maniera pesante.
I consiglieri comunali, nuovi o vecchi che siano, devo però essere consapevoli di rappresentare i cittadini, non loro stessi, non solo i partiti che li esprimono e ancora meno esclusivamente interessi di parte.
Oltre alla necessità di fare squadra e dare il massimo per aiutare la città, è indispensabile restituire all'istituzione del consiglio comunale il prestigio e la dignità che possedeva durante la Prima Repubblica comaschi e, sia pure con competenze ridotte, anche agli albori della Seconda.
Non dimentichino i consiglieri ma anche tutti coloro che operano nell'ambito di palazzo Cernezzi che il sacrificio che la giunta chiederà ai comaschi con l'aumento dell'Irpef comunale e dell'Imu sulle seconde case serve anche a pagare i loro stipendi.
Sono i cittadini gli azionisti del Comune. Sindaco e giunta in veste di amministratore delegato e manager, devono comunque rendere conto a coloro che li hanno eletti.

Francesco Angelini

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