Mercoledì 09 Dicembre 2009

Isolati da venti giorni
per il telefono muto

ALBAVILLA Restare per quasi un mese senza telefono sarebbe un problema per i più, se poi a essere isolata è un’attività commerciale, al disagio si unisce anche il danno economico.  Ad aggravare ulteriormente la situazione può infine essere il fatto che si tratti di un ristorante che in questo periodo dell’anno lavora unicamente su prenotazione, vuoi perché fuori mano, essendo questo in montagna, o perché il locale ha una capacità limitata.  È questo il caso del “Rifugio Cacciatori” all’Alpe del Viceré. Tagliati fuori della comunicazione per via di un guasto, che inizialmente aveva colpito anche altre due attività poco distanti dalla trattoria, costretti a parlare con centralinisti sparsi in tutta la nazione, non sanno più cosa tentare per non perdere ulteriore lavoro, come spiega il titolare Bruno Leoni. «Quella dell'Immacolata era una splendida giornata, una di quelle in cui avremmo potuto serenamente lavorare bene, ma chi voleva verificare orari e disponibilità non è riuscito a raggiungerci. Risultato: abbiamo servito solo una decina di coperti. Oltre al danno, difficile da quantificare, vorremmo fosse chiaro che a indisporre è l’assoluta mancanza di comunicazione, non si riesce a parlare con nessuno che ti possa garantire un servizio». Controparte della vicenda è Telecom Italia che, ricevuta la prima chiamata alle dieci del mattino del 21 novembre, avrebbe garantito un intervento entro tre giorni.
Non sarebbe andata così secondo il titolare del ristorante che ha registrato l’intervento, a suo dire sollecitato numerose volte, diversi giorni dopo: «Ci hanno dunque costretto a un ulteriore fine settimana senza linea telefonica, oltre al fatto che hanno riparato solo parte del guasto, ossia, quello inerente agli altri locali e, senza fare nessuna prova per valutare se tutti i danni fossero stati aggiustati, se ne sono andati. Inseguirli subito telefonicamente è stato inutile».

f.angelini

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