Mercoledì 03 Novembre 2010

Fusione: tre comuni
vanno al referendum

GRAVEDONA  Domenica 14 novembre i cittadini di Gravedona, Consiglio di Rumo e Germasino saranno chiamati ad esprimersi, attraverso un apposito referendum, in merito al progetto di fusione deliberato dalle rispettive amministrazione comunali e avallato dalla Regione. In caso di affermazione del “sì', si tratterebbe del secondo caso di fusione sulla sponda occidentale, dopo quello che otto anni fa ha portato alla costituzione di San Siro e alla cancellazione di Santa Maria Rezzonico e Sant'Abbondio. Si tratta di una votazione consultiva, nel senso che l'ultima parola spetterà comunque alla Regione. Non è escluso che, in caso di “no” prevalente in una sola delle tre realtà coinvolte, l'accorpamento a tre venga comunque sancito. Sulla scheda gli elettori troveranno anche una rosa di nomi dell'eventuale nuovo Comune unico: Castel del Lario, Alto Lario, Gravedona ed Uniti, San Gregorio e Sant'Jorio. Come densità di popolazione, con 4.230 abitanti la nuova realtà comunale diventerebbe la prima in Alto Lario e la seconda, di poco dietro Porlezza, nell'ambito del territorio facente capo alla comunità montana. La curiosità che più balza all'occhio è l'estensione territoriale dei tre Comuni coinvolti, inversamente proporzionale al numero di abitanti: Gravedona, che è di gran lunga il paese più abitato, si estende su 6,230 chilometri quadrati; per contro Germasino, che conta 240 anime, ha un'estensione di ben 18,270; nel mezzo c'è Consiglio di Rumo, con 1.200 abitanti 16,270 chilometri di superficie territoriale. Nel frattempo si sono svolte assemblee pubbliche in tutti e tre i paesi e sabato 6 novembre, nel municipio di Consiglio di Rumo, ne verrà organizzata una rivolta in maniera specifica ai tutti i giovani chiamati al voto. I sindaci, Fiorenzo Bongiasca (Gravedona), Giuseppe Frascarolo (Germasino) e Giuliano Mazzucchi (Consiglio di Rumo), che credono molto nella fusione, invitano insomma le nuove ad esprimere un parere ed eventuali proposte. GRAVEDONA - (Gp. R) - Perché “sì” al referendum sulla fusione? «Perché è il passo che occorre compiere in nome di un'unità territoriale che non c'è mai stata». Così risponde Cesare Soldarelli, funzionario amministrativo dell'ospedale Moriggia Pelascini e già consigliere comunale a Gravedona. «La comunità montana non è riuscita ad esercitare quell'azione di coagulazione che ci saremmo aspettati e le unioni di comuni si sono dimostrate deboli. Credo che la fusione rappresenti la soluzione ultima e decisiva per rendere l'Alto Lario unito e forte». Il coinvolgimento di Germasino, a detta di molti, è però poco logico da un punto di vista dell'omogeneità territoriale: «Concordo con chi ritiene che questa fusione debba servire da catalizzatore per un progetto più ampio. Non so se si arriverà al Comune unico altolariano, ma soprattutto le piccole realtà, come Livo, Peglio e Dosso del Liro, devono pensare, in prospettiva futura, a progetti di accorpamento. Sotto un certo numero di abitanti - prosegue Soldarelli - i servizi non possono più essere efficienti e le unioni dei servizi hanno purtroppo mostrato tutti i loro limiti, perché creano un ente in più e sono, in sostanza, dei doppioni; la fusione, invece, riduce il numero di enti e non sono affatto d'accordo con chi identifica la perdita del municipio con la perdita dell'identità. Non sono certo quattro mura e due uffici a fare la storia, le tradizioni e la cultura di una comunità e credo che un Comune più compatto e dalle maggiori potenzialità possa addirittura favorire anche la conservazione delle tradizioni, degli usi e costumi delle singole comunità che ne fanno parte. Quella di Gravedona, Consiglio di Rumo e Germasino è una scelta coraggiosa, che comporterà inevitabili problemi nella fase, ma va sostenuta fino i fondo per il significato che riveste».

f.angelini

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