Blevio, "spiaggetta vendesi":
a processo dieci consiglieri

Tutti a giudizio. L'ex sindaco Alessandro Vago e i nove consiglieri comunali di maggioranza che, con lui, tra il 2006 e il 2008, trattarono la cessione della spiaggetta del Belvedere a un privato

BLEVIO - Tutti a processo. L'ex sindaco Alessandro Vago e i nove consiglieri comunali di maggioranza che, con lui, tra il 2006 e il 2008, trattarono la cessione della spiaggetta del Belvedere, bene demaniale che secondo la Procura l'amministrazione non avrebbe potuto vendere.
Il processo è stato deciso l'altra mattina dal giudice preliminare Luciano Storaci che, accogliendo le richieste del pm Massimo Astori, ha rinviato tutti a giudizio per abuso d'ufficio e falso ideologico, fissando al 14 giugno il dibattimento. Con Vago ci saranno Mariella Brunazzi, Agostino Mossi, Carlo Miolato, Luigi Molteni, Luisa Giovanna De Sanctis, Stefano Lucini, Davide Taibi, Stefano Battello e Paola Poli. I loro guai iniziarono nell'aprile del 2006, quando il consiglio deliberò di sbarazzarsi della spiaggia cedendola ad Achille Locatelli, proprietario della villa del Belvedere. La trattativa si svolse in due puntate:il primo accordo prevedeva la cessione della spiaggetta e dell'annesso sentiero in cambio di una serie di lavori di risistemazione del parco di villa da Riva, nel quale sarebbe stato risistemato il bar ristorante e realizzata una piscina. Il progetto andò a monte perché il Tar, nel 2007, annullò tutto, dopo che Sovrintendenza e Provincia si erano opposte, la prima per rilievi di tipo paesaggistico, la seconda perché convinta che la spiaggetta non potesse essere ceduta in quanto bene demaniale. Non contenti, sindaco e maggioranza decisero comunque di riprovarci, rivotando, nel 2008, l'accettazione di un'ulteriore offerta di Locatelli, questa volta in moneta sonante, per 950mila euro. Per il pm fecero un falso quando dichiararono che la spiaggia non era demaniale, in modo da renderne possibile la alienazione. Il nodo del processo è tutto qui, nella natura del Belvedere:per la giunta Vago, la spiaggia non aveva alcun uso pubblico, e avrebbe potuto essere serenamente venduta, a maggior ragione al cospetto di un'offerta dieci volte superiore al suo valore. Per il pm non poteva essere venduta semplicemente perchénon apparteneva al Comune.

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