Mercoledì 23 Novembre 2011

La vita di Brachetti
un film di illusioni

di Marco Castelli

Un tributo al cinema. Ma soprattutto un tributo a Federico Fellini che, anche se può sembrare strano, ha profondamente influenzato la sua vocazione artistica. Da questa settimana al 4 dicembre, Arturo Brachetti è in scena al Teatro Arcimboldi di Milano con «Ciak si gira» (dal martedì al venerdì, alle 21, il sabato alle 16 e alle 21, la domenica, alle 16), one man show  nel quale il trasformista torinese vuole condurre lo spettatore in un viaggio tra i più noti personaggi della storia del grande schermo - da Zorro, a Mary Poppins, fino ad arrivare a Jack Sparrow -. Obiettivo: trascinare il pubblico nel mondo catartico dell'illusione, un mondo che Brachetti conosce molto bene fin da giovane, proprio grazie ai film di Fellini. L'artista, che nei prossimi mesi comincerà un lunghissimo tour internazionale in Europa e in America e, nel tempo libero, lavorerà con Aldo, Giovanni e Giacomo, ci è già riuscito il mese scorso, quando ha portato il suo show a Varese.

Brachetti, il suo spettacolo è un omaggio al cinema. Come è nata la sua passione per il grande schermo?

È cominciata quando avevo cinque anni e mio padre mi portò a vedere il mio primo film, a Torino: era una pellicola sul nazismo, intitolata "I dannati di Varsavia" e non andrò molto bene perché uscimmo dalla sala dopo solo un quarto d'ora. L'anno dopo, però, sempre con lui andai a vedere "Mary Poppins" e da allora non ho più abbandonato il grande schermo: in particolare, durante i sei anni che ho trascorso in seminario (come novizio dei salesiani, ndr.) ho visto quasi tutti i grandi classici, da "Via col vento" a "I dieci comandamenti".

Da qui, quindi, l'idea di incentrare lo spettacolo su pellicole famose...

In realtà, lo spettacolo è nato per un altro motivo:  mentre eravamo a Londra con  «L'uomo dai mille volti», abbiamo capito la necessità di creare una versione più leggera  di questo show. E il cinema si prestava molto 
bene, perché consente di evocare personaggi e momenti diversi.

Sul palco, lei fa riferimento a varie pellicole rimaste nella storia. Quali sono le sue preferite?
In generale, i film di Federico Fellini, perché Fellini, più di ogni altro, mi ha fatto capire gli aspetti che vanno aldilà della macchina da presa. Ad esempio, grazie a lui, sono giunto alla conclusione che l'illusione e la finzione sono più vere della realtà. L'illusione, infatti, perseguita l'uomo, ma allo stesso tempo lo aiuta a sopravvivere. Come dico sempre, è la «realtà immaginata» quella che ci rende più felici.

(Leggi l'intera intervista su La Provincia di Como in edicola il 24 novembre)

v.fisogni

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