Mercoledì 24 Aprile 2013

Diverte The Full Monty
Un'ovazione per Muniz

COMO Al grido di "Tutta colpa dello spread!", con il sottofondo martellante di  una musica che evocava la catena di montaggio, peraltro rappresentata in video, sullo sfondo, è cominciato, ieri sera (martedì 23 aprile), al teatro Sociale di Como, "The Full Monty", il secondo musical della stagione "Notte" della sala comasca.
Di fronte a un pubblico folto, entusiasta e prevalentemente femminile, il cast ha messo in scena la vicenda degli operai, licenziati dalla fabbrica di automobili (la Fiat, of course), in cui lavoravano e decisi persino a diventare spogliarellisti per poter sbarcare il lunario. Riacquistando in un colpo solo la possibilità di sopravvivere e di guardarsi allo specchio.
La storia resa celebre dal famoso e premiato film del '97 diretto da Peter Cattaneo è diventata un musical di successo e, anche ieri sera, la versione italiana firmata da Massimo Romeo Piparo ha confermato la validità dell'intreccio che mescola la realtà drammatica della crisi e della disoccupazione a una buona dose di autoironia e anche (perché no?) a un pizzico di malizia che non guasta. Non pretenziosa ma, anzi, naturale e (purtroppo) attualissima, è risultata la scelta di una forte contestualizzazione nella situazione italiana degli anni che stiamo attraversando.
Non una città inglese ma la nostra Torino, ex capitale dell'auto. Non gli anni Novanta ma gli anni della crisi finanziaria che contagia l'economia reale. E poi, loro, operai italianissimi, un po' arruffati, con le vite sospese tra il lavoro che non c'è, le famiglie che entrano in crisi, l'amicizia, il calcio, la voglia di tornare a vivere. Gente come noi, insomma, in cui il pubblico si è identificato immediatamente.
Il cast articolato, come sempre, con gli eterogenei talenti capaci nella recitazione, nel canto e nel ballo, è stato scelto proprio per fare simpatia. Basti pensare alla bonaria ironia di Gianni Fantoni o alla inconfondibile parlata toscana di Paolo Ruffini e al fascino latino di Sergio Muniz (accolto con un'ovazione dalle spettatrici), per non parlare della freschezza giovanile di Jacopo Sarno e dello humor dello spilungone Paolo Calabresi nel ruolo di un capo del personale che prima licenzia e poi viene inesorabilmente licenziato a sua volta. Con loro Nicola Zamperetti nel ruolo centrale di Giorgio, originariamente interpretato dall'infortunato Pietro Sermonti.
A rendere l'urgenza dei tempi, sul palco, insieme al cast di professionisti, anche due veri disoccupati ai quali il musical ha daro una concreta possibilità: Marco Serafini e Simone Lagrasta. Nei panni  degli "squattrinati organizzati", i simpatici attori sono stati credibili e hanno saputo portare i personali talenti senza guerre da primedonne ma in uno spettacolo corale e davvero godibile, con un pizzico di riflessione, sui tempi difficili che tutti avvertiamo e che alcuni sperimentano sulla propria pelle.
Divertimento ma anche sentimenti per uno show ben riuscito. Caldissimi applausi.
Sara Cerrato

a.cavalcanti

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